«Come può l’animo resistere a situazioni così estreme?»
Avanti veloce. Avanti piano. Pausa. STOP. È quello che è successo alla nostra quotidianità “Avanti veloce” era il tasto che restava attivo durante le nostre vite, prima del climax di decreti e restrizioni. Una quotidianità incalzante, turbolenta, affannosa... eppure così tranquillizzante.
“Pausa”. Era la sera del 7 marzo e profumava già di mimose fresche, pronte per il mattino successivo. A un tratto, il lettore di cassette si ferma, come un nuotatore in apnea. Il comunicato non parla chiaro e io, dalla mia cambusa e in pieno turno di lavoro, posso vedere chiaramente il rapido propagarsi dell’onda d'urto provocata dalle poche parole del decreto; si crea un misto di confusione, incertezza, agitazione... Tutte facce diverse del nemico più infido che la psiche umana conosca: la paura.
“Stop”. Penso alla nostra storia, penso al secolo scorso, sconquassato a intermittenza da due conflitti mondiali, da regimi e democrazie, da malattie e da stragi, tra mafia e Terrore. Penso alle famiglie delle vittime di questa “guerra”, che hanno salutato i propri cari dentro a bare senza nome, su un camion mimetico che li portava in altre città, in altre regioni. A questo proposito mi tornano in mente alcuni versi di Foscolo : “Straniere genti, almen le ossa rendete / allora al petto della madre mesta”. È questa infatti l'ultima speranza delle famiglie delle vittime: poter avere, pur simbolicamente, un luogo dove ricordare chi gli è stato portato via così silenziosamente e, al contempo, violentemente. Come può, l’animo umano, resistere a queste situazioni estreme — penso — come la separazione da persone che amiamo? È da questa domanda che si apre una riflessione più grande sul dolore, e sull’inspiegabile forza che ciascuno di noi dimostra, nel superarlo. —
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