«Il ritmo frenetico del mio primo semestre inizia a mancarmi»
Oggi è già il 10 di aprile. Sono passati esattamente due mesi da quando ho sostenuto il mio ultimo esame della sessione invernale. Mi ricordo la gioia, la sensazione di liberazione e di sollievo per aver finalmente lasciato alle spalle un periodo di tensione e di studio intensivo.
“Adesso posso finalmente rilassarmi. Adesso potrò uscire, vedermi con i miei amici, stare sveglia fino a tardi (e no... finalmente non per studiare), potrò tornare a leggere qualcosa “per me” dopo più di un mese di studio su manuali universitari...”
Tanti desideri proiettati nel futuro. Ma il futuro ci ha riservato uno scenario completamente diverso, inaspettato e per certi aspetti doloroso.
Il ritmo un po' frenetico del mio primo semestre all'università inizia a mancarmi. Lo so, sembra strano. A chi potrebbero mai mancare le lunghe ore passate nelle aule universitarie, il rientrare a casa alle 8 di sera, i continui ritardi del treno. Eppure sì, tutto questo mi manca. Del resto, questo ritmo mi dava, per così dire, una specie di certezza su quello che devo fare e su come deve essere la mia giornata. Adesso, seppur con tanto tempo a disposizione, mi sembra che il tempo si sia dimezzato. A tutto questo si aggiunge l'ansia per l'imminente sessione estiva. Oramai, però, ci scherzo su e mi ripeto, non senza una vena di malinconia, “dalla sessione alla quarantena e dalla quarantena alla sessione”.
Ogni giorno provo a pensare a come sarà il ritorno alla normalità, cosa farò e chi vorrò vedere non appena sarò libera di uscire e spostarmi. Tutti scenari bellissimi. Resta soltanto attendere per scoprire quale di questi effettivamente si avvererà. —
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