Ricordate? "Padania is not Italy"
La domenica, l'editoriale del direttore della Gazzetta di Reggio
Se la storia fosse andata avanti per un certo verso lo stradello della Zamiola sarebbe stato come un muro, una frontiera. Più impercepibile e inconcepibile degli altri “passi” verso la Lombardia o in direzione dell’Emilia-Romagna, dipende dai punti di vista. Lo stradello della Zamiola asseconda quell’unghia di terra lombarda, dell’Oltrepò Mantovano, che si conficca fin dentro Luzzara. Altroché i “valichi” regionali che sono rappresentati dai grigi ponti di Boretto-Viadana o di Guastalla-Dosolo che scavalcano il Po altrettanto grigio.
Abbiamo corso il rischio di insostenibili e lillipuziane frontiere a cavallo di una capezzagna, di una scolina, di un filare di pioppi. Non per colpa del Covid 19, che è sempre lì o là dietro l’angolo, ma per il nostro Paese franto, dove la corsa fra i governatori-principi viene disputata sulla pellaccia nostra.
Da mercoledì si passa. Si potrà passare. Non tanto attraverso quel limite che è sacrosanto per le regole e le contromisure anti-pandemia, ma per quel morbo nazionalsingolare che è la triturazione del Paese, per l’infinita disfida della brillantezza ed eccellenza di qualcuno su qualcun altro.
I lombardi nei decenni hanno sfolgorato. Questo combattimento infimo ha dato i suoi frutti: la Sanità italiana non è uguale per tutti, la diagnostica si fa in maniera diversa e quindi alla fine noi non siamo uguali a loro e viceversa. È la maniera di alimentare un regionalismo nano.
Se così non fosse, mercoledì non festeggeremmo la libertà di saltare al di là dello stradello della Zamiola e andare a fare un giro in Lombardia che in antico i leghisti - più o meno oggi tutti viventi - prefiguravano come Patria, Nazione, Repubblica. I nodi vengono al pettine. E noi a guardare. La felpa d’allora aveva una scritta in inglese: “Padania is not Italy”.
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