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«Il nido non mi ha riassunta e ora rischio di perdere la casa»

C.O.
«Il nido non mi ha riassunta e ora rischio di perdere la casa»

Madre e 4 figli in condizioni di difficoltà. «Abbiamo chiesto di tornare a lavorare ma hanno preso un’altra». Il sindaco: «La legge è chiara e non posso violarla»

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Una storia di difficoltà e violenze in famiglia, per fortuna passate. Di mancanza di soldi e, soprattutto, di lavoro. La protagonista di questa storia senza nomi e riferimenti – per tutelare una persona minorenne – è una famiglia che vive in un paese dellaa Bassa reggiana composta da una mamma e da 5 figli. Una storia travagliata che racconta di un primo matrimonio dal quale sono nati due figli, il primogenito con grossi problemi di autismo e la sorella, più fortunata. E di un secondo matrimonio, con un uomo violento e manesco, allontanato per via giudiziaria dopo 20 anni di patimenti, che ha messo al mondo altri due figli, l’ultima ancora minorenne.

Una storia che racconta la fatica di questa famiglia a garantirsi una casa, e che la secondogenita racconta. È una brava ragazza di 28 anni, spigliata e intraprendente, che sta lottando assieme alla mamma per dare un futuro a se stessa e ai famigliari. «Viviamo in un casa che stiamo riscattando con gli affitti – racconta –. Solo che abbiamo bisogno di un mutuo per concludere l’operazione. Quando io avevo un lavoro era tutto pianificato e semplice. Ma ora non ce l’ho più. E a settembre rischiamo di restare senza casa».

Ecco, il lavoro. La mamma lavora in una casa di riposo della Bassa; un impiego sicuro, ma non basta per le garanzie bancarie. La secondogenita per 8 anni ha lavorato in un nido comunale in paese: il suo stipendio, unito a quella della mamma, erano sufficienti per ottenere il mutuo.

«L’anno scorso, di questi tempi – spiega – io e mia madre abbiamo chiesto al sindaco la garanzia della mia riassunzione. Ce l’ha data, ma poi al mio posto è stata presa un’altra persona. E ora non sappiamo più a che santo votarci».

Il sindaco del paese racconta una storia un po’ diversa. «Conosco madre e figlia, una ragazza a posto e volonterosa – dice – che però è legata a un’agenzia interinale, e per 7 anni di seguito, è stata assunta come operatrice nella terza sezione del nostro nido comunale». E la storia, a questo punto, prende un’altra direzione. Quella delle leggi che un ente pubblico è tenuto a rispettare. «Ci eravamo insediati da poche settimane dopo l’elezione – continua il sindaco – e dopo aver incontrato madre e figlia ho approfondito la situazione. Mi sono trovato di fronte a una situazione di irregolarità. Le leggi sono chiare e prevedono che quel tipo di lavoratore possa essere riassunto per 36 mesi, dopodiché o il contratto cessa o il lavoratore deve essere assunto». Ma per entrare in Comune ci vuole un concorso, e per il personale delle scuole d’infanzia di concorsi non se ne fanno più. Al nido è effettivamente entrata un’altra persona inviata dalla stessa agenzia interinale. E quella famiglia della Bassa ora spera in un miracolo. —

C.O.

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