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Aemilia ’92, l’attesa sentenza il 17 luglio

Sarà il terzo verdetto sui due omicidi di 28 anni fa, dopo le condanne a Dragone, Lucente, Sarcone e al pentito Valerio


01 giugno 2020 Tiziano Soresina


Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

Su due delitti di 28 anni fa incombe l’ennesimo verdetto, il terzo per la precisione.

All’ultimo in ordine di tempo manca poco, un mese e mezzo, perché se i tempi giudiziari verranno rispettati sarà pronunciata il 17 luglio la sentenza di primo grado per i quattro imputati nel processo in corso nell’aula di Assise sui due omicidi di 'ndrangheta avvenuti nel Reggiano nel ’92.

NEL 1987 LA PRIMA DURA CONDANNA

In precedenza vi sono state altre due decisioni pesanti. La prima affonda al 1997, quando erano stati condannati all’ergastolo Raffaele Dragone (tuttora detenuto) e Domenico Lucente (suicidatosi in carcere). Più recente – è datata ottobre 2018 – l’udienza preliminare con rito abbreviato in cui sono stati condannati Nicolino Sarcone a trent’anni di cella e ad otto anni di carcere Antonio Valerio (riconosciuta la sua collaborazione con gli inquirenti per ricostruire i due cold case).

Ritornando al delicato processo che si sta tenendo in Assise, la data conclusiva l’ha stabilita il presidente della corte Dario De Luca, al termine della requisitoria del pubblico ministero Beatrice Ronchi e delle richieste delle parti civili (gli avvocati Salvatore Tesorieri ed Enza Rando, rispettivamente per il Comune di Brescello e l’associazione antimafia Libera). Il 12 giugno inizieranno le arringhe degli avvocati difensori, che già dieci giorni or sono avevano chiesto una sospensione delle udienze per due settimane al fine di approfondire gli atti depositati. Una richiesta ribadita con ancora più forza nell’ultima udienza, a fronte delle richieste di pena formulate dall'accusa, con il carcere a vita per i loro assistiti. I legali degli imputati hanno spiegato – in aula – di non riuscire ad accedere alle trascrizioni delle scorse udienze ed evidenziato che alcuni colleghi che esercitano in Calabria avrebbero difficoltà a presenziare in aula, a causa delle misure per il covid 19. «Alle udienze del processo Grimilde ci sono – si è spazientita però sul punto il pubblico ministero Ronchi – e questo dibattimento sarebbe dovuto essere già concluso». I primi difensori a prendere la parola saranno quelli del boss Nicolino Grande Aracri, cioè gli avvocati Gregorio Viscomi e Filippo Giunchedi.

«LA STAMPA E LE MISERIE DEL BOSS»

E come accaduto in altre udienze, anche nella parte finale della requisitoria non sono mancate le “frecciate” del pm antimafia Ronchi proprio al boss Grande Aracri, rispolverando stavolta le polemiche sollevate dal capoclan – sempre videocollegato con il processo – sui resoconti giornalistici irradiati su carta stampata, tv e social: «Rispediamo al mittente tutte le illazioni campate in aria sui servizi giornalistici. Grande Aracri sa benissimo – ha rimarcato il pm – che gli interrogatori dei collaboratori di giustizia sono di gran lunga antecedenti alla diffusione del processo e si scaglia contro Facebook e la stampa per tutelare la propria immagine in seno alla ‘ndrangheta. Perché la stampa, riferendo di lui in questo processo, contribuisce a svelarne la miseria, i goffi tentativi di approntare spiegazioni assurde, false ed inverosimili, gli espedienti, le scorrettezze e i tradimenti verso i sodali di cui ha deliberato la morte, le trame, gli intrallazzi, di cui era capace, e che svelano la sua sconfitta. Grande Aracri cerca di conservare il suo regno ma perde il consenso popolare nella ’ndrangheta grazie a questo processo che segna la sua sconfitta rispetto allo Stato». —

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