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Ceramica, i dazi alla Cina lasciano campo libero ai produttori reggiani

l.v.
Ceramica, i dazi alla Cina lasciano campo libero ai produttori reggiani

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REGGIO EMILIA

Uno dei settori produttivi che sembra aver sofferto di meno lo shock provocato dal lungo lockdown per il Covid-19 è quello della ceramica. Innanzitutto perché, sebbene diverse aziende abbiamo dovuto ridurre l’attività, la permanenza nei magazzini non ha alterato il materiale prodotto, ma soprattutto perché il comparto ha beneficiato della vistosa flessione di un agguerrito concorrente internazionale (la Cina) precedentemente impegnato sul territorio statunitense. Un bel regalo per l’industria di settore che vanta uno storico radicamento nel distretto reggiano-modenese.

Le statistiche che riportano i valori delle importazioni di piastrelle ceramiche negli Stati Uniti d’America nel primo trimestre di quest’anno segnalano infatti l’uscita da quel mercato della Cina, con un calo del 9,8% del volume e dei valori rispetto all’analogo periodo del 2019. Un taglio di forniture derivato dall’introduzione dei dazi compensativi e antidumping conseguenti alla disputa accesa con Trump.

Le importazioni cinesi in Usa nei primi tre mesi del 2020 hanno subito una brusca frenata e si sono arrestate a 39 milioni di metri quadri, ben 7 di meno rispetto ai 46 del primo trimestre dello scorso anno (quindi un calo del 14,9%).

Oltre alla Cina sono risultate in sofferenza anche il Messico e il Perù e così sono andati in forte rialzo tutti gli altri player attivi nel mercato americano, soprattutto la Spagna (+5%) ma anche l’Italia, che ha registrato una crescita del 4,8% dei valori esportati e del 2,7% degli incassi in dollari. Ne hanno parzialmente beneficiato anche Turchia, Brasile, Vietnam e Malesia, ma in misura sensibilmente inferiore.

La progressione delle vendite di ceramiche italiane negli Stati Uniti è proseguita anche nel mese di aprile e, mentre nel primo quadrimestre del 2019, gli Usa avevano importato dal nostro Paese piastrelle per 6.850.664 metri quadri, nei primi quattro mesi del 2020 sono saliti a 7.178.196.

Vietato naturalmente illudersi, ma le decine di imprese ceramiche attive nella nostra provincia possono tirare un bel sospiro di sollievo in vista degli scenari sulla domanda mondiale. Si tratta di aziende collocate soprattutto nell’area posta ad ovest della città e in prossimità del territorio modenese distribuite fra Rubiera, Baiso, Roteglia, Casalgrande, Salvaterra, Castellarano, Mandrio, Bosco di Scandiano, Carpineti. Alcuni dei marchi che rappresentano sono noti da tempo in tutto il mondo.

l.v.

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