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Dopo una vincita al Superenalotto viene derubata in casa e ricattata

Tiziano Soresina
Dopo una vincita al Superenalotto viene derubata in casa e ricattata

La 40enne aveva comprato gioielli, Rolex e un’auto di lusso, poi lo strano furto. Nei guai due sinti

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

Beffata dopo una vincita milionaria al Superenalotto, che una reggiana 40enne aveva in parte investito in diversi gioielli, tre Rolex nonché un’auto di lusso che le erano stati poi rubati in uno strano furto avvenuto il primo luglio scorso mentre la donna si trovava all’estero.

FINE -INDAGINI

C’è questo retroscena nell’indagine della Squadra Mobile – coordinata dal pm Iacopo Berardi – che si è chiusa con l’accusa di ricettazione ed estorsione per due vecchie conoscenze della giustizia: il 36enne Pablitos Torre (difeso dal legale Alessandro Conti) e il 47enne Tiziano Barosi (tutelato dall’avvocato Michele Gatti).

Arrestati nell’ottobre scorso, i due sinti non sono più in carcere alla Pulce, bensì sottoposti a una misura cautelare più soft in attesa di affrontare il processo.

UNO STRANO FURTO

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tutto parte dal furto nell’abitazione della donna: la cassaforte viene aperta senza forzarla e prendono il volo gioielli, orologi e la chiave di una macchina molto costosa che sarà trafugata. Un bottino da circa 100mila euro.

Ma la reggiana andrà al di là della denuncia alla polizia, attivandosi in prima persona con l’obiettivo di recuperare almeno una parte della refurtiva.

La derubata si rivolge ai due sinti, in particolare a Torre che conosce perché i figli vanno a scuola insieme.

Ne era nata una trattativa durante la quale Torre e Barosi – che hanno sempre interloquito in prima persona – mostravano la fotografia di un anello che la 40enne riconosceva come proprio.

I due dicono alla donna di sapere chi fossero gli autori del colpo, cioè una non ben identificata banda dell’Est europeo, proponendosi come intermediari: «Se vuoi i gioielli, devi pagare 15mila euro» la proposta. Dopo un tira e molla la 40enne cede e, contro il parere della questura con cui collabora a sprazzi, fissa un appuntamento con Torre e Barosi nel campo-nomadi di via Strozzi, fra San Rigo e Rivalta.

I SOLDI STRAPPATI

Così si arriva al 2 ottobre scorso, quando all’incontro lei si presenta con un’amica a cui lascia per sicurezza la busta con i contanti richiesti. La 40enne entra in una baracca insieme ai due sinti, poi improvvisamente Barosi sarebbe uscito per strappare la busta dalle mani dell’amica rimasta nei pressi. E la restituzione della refurtiva non avverrà mai. Scatta una seconda denuncia, con essa pure delle intercettazioni (ritenute dagli investigatori decisive), ma il blitz successivo degli agenti nelle roulotte dei due sinti non porterà a nessun risultato. Torre e Barosi negano da sempre e intendono difendersi a spada tratta in tribunale. —

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