Un percorso partecipato avviato il 30 aprile per garantire qualità
Dal confronto tra Comune e gestori dei campi estivi è nato un protocollo condiviso In difficoltà le parrocchie: non tutte avranno il Grest
REGGIO EMILIA
Garantire una proposta ludico-formativa di qualità nel rispetto delle limitazioni dovute all’emergenza sanitaria in corso è un’ardua sfida. Ecco perché il Comune, a partire dallo scorso 30 aprile, molto prima della definizione delle linee guida nazionali e regionali, ha avviato un percorso di confronto e dialogo con i gestori dei centri estivi. «Lavorare insieme a un protocollo comune ha permesso di superare le paure della normativa e arrivare pronti all’estate, con una proposta pensata in ogni sua parte, sia dal punto della sicurezza, sia da quello dei contenuti», spiegano i rappresentanti degli enti gestori. Ogni campo estivo manterrà la sua anima e le proprie peculiarità, ma le famiglie troveranno in ognuno la stessa attenzione agli aspetti igienico-sanitari, organizzativi ed economici. Fissato il perimetro di gioco, a ogni gestore è stata lasciata libertà e creatività di azione. Emblematico è il caso dei campi gestiti da Uisp e Csi: molte delle attività sportive che tradizionalmente venivano proposte non ci saranno, ma al loro posto giochi, percorsi, sfide che metteranno insieme regole vecchie e nuove. Più complicata l’organizzazione dei campi estivi parrocchiali: «Lo scorso anno in tutta la diocesi avevamo accolto ventimila bambini – spiega don Carlo Pagliari, responsabile della Pastorale giovanile della diocesi – quest’anno i posti saranno dimezzati. Anche grazie al percorso con il Comune le parrocchie della città sono pronte a partire, in provincia è più difficile». —
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