Coronavirus, rimandati di un anno il 90% dei matrimoni: «Noi organizzatori siamo in ginocchio»
Elisa Azzolini, titolare reggiana della “Elisa wedding planner”, racconta la crisi del settore e la mancanza di misure di aiuto davvero efficaci
REGGIO EMILIA. C’è un settore lavorativo che è stato devastato dall’arrivo del Coronavirus ma che, a differenza di altri, non ha ancora ricevuto le risposte necessarie per ripartire: quello degli organizzatori di matrimoni o, come sono universalmente conosciuti, dei “wedding planner”, un ambito che anche a Reggio impegnava centinaia di persone fra catering, fioristi, parrucchieri, proprietari di strutture e molti altri.
Ma ora tanti di questi lavoratori, spesso con famiglie alle spalle, non percepiscono entrate da mesi. Fra di loro anche la reggiana Elisa Azzolini, titolare della “Elisa wedding planner”, portavoce di una crisi che per adesso non trova soluzione.
Com’è cambiato il suo lavoro dopo il Covid?
«Io sono sul territorio da dieci anni e ho sempre lavorato con privati e nei tempi anche come consulente per un catering reggiano. Prima del Coronavirus tutto procedeva normalmente con un numero costante di matrimoni per stagione, sulla cinquantina, per non parlare di eventi aziendali privati, compleanni e feste che vanno a completare l’anno. Da quanto è iniziata la pandemia c’è stato uno spostamento di un anno del 90% dei matrimoni programmati e un annullamento del 100% degli eventi privati».
Un danno enorme.
«Sì, un danno incalcolabile. Io non polemizzo assolutamente sul fatto che ci si sia dovuti fermare ma la cosa che colpisce per un lavoratore autonomo del mio settore, che ha sempre lavorato anche per pagare le tasse, è che da inizio febbraio non ho mai sentito parlare nessuna istituzione di matrimoni, di eventi e di aiuti specifici».
Cosa vi distingue dagli altri settori?
«Il nostro è un ambiente che lavora sulla programmazione che inizia anche un anno prima, io ad esempio ho perso tutto ciò per cui ho lavorato l’anno scorso. Riprogrammare per il prossimo anno vuol dire perdere anche le opportunità del 2021 perché le date saranno tutte occupate dai matrimoni rimandati. Una beffa doppia con aiuti dello Stato generalizzati che non tengono contro delle nostre dinamiche stagionali».
Una crisi che trascina tanti altri lavoratori.
«A un matrimonio in genere lavorano dalle 15 alle 20 realtà, non parliamo di piccoli eventi, danno lavoro a tantissime persone con contratti fissi o a chiamata e stagionali che sono saltati completamente. Per non parlare del comparto dei catering, non ci sono direttive specifiche».
Nel frattempo come vi siete organizzati?
«In questi tre mesi abbiamo lavorato il doppio per riprogrammare gli eventi. A ogni discorso di Conte saltavano dai 10 ai 12 matrimoni perché si continuava a non parlare di noi. Io fino ad ora ho fatto zero assoluto, solo da poche settimane la Cei ha ottenuto la possibilità di celebrare messa e non sono riuscita a portare a termine nessun tipo di micro wedding, altri colleghi e colleghe qualcosina sono riusciti a mettere in piedi ma tutt’altra cosa rispetto al solito».
Qualche matrimonio si è celebrato anche con modalità inedite.
«Diverse coppie hanno scelto di sposarsi ugualmente mettendo in connessione parenti e amici, questo però non contempla la necessità di avere un organizzatore di eventi, puoi farlo da solo con qualsiasi applicazione. Io sono molto felice per chi è riuscito a coronare il suo sogno ma questo allo stesso tempo continua a penalizzare la categoria che negli ultimi anni era stata valorizzata. Questo stop sarà un notevole passo indietro. Per non parlare poi dei matrimoni degli stranieri».
Cioe?
«Nell’impossibilità di entrare in Italia sono stati completamente annullati. Molti professionisti lavorano molto bene con il comparto degli stranieri e riescono a portare anche in Emilia dei turisti che decidono di sposarsi qui, anche se con più fatica rispetto ad altri territori. Tutto questo prima ora non c’è più».
Insomma, un futuro tutto da ricostruire.
«Sarà difficile vivere, fortunatamente i lavoratori autonomi a marzo e aprile sono stati aiutati con un contributo dallo Stato e io personalmente ho lavorato tanto per pensare nuovi format di eventi che potessero rispettare le nuove normative, che tuttavia cambiano di continuo. È molto complesso, non si riesce a comprendere se puoi e come puoi fare e le persone hanno ancora tantissima paura e la voglia di aggregazione non è così alta. Si è parlato tanto di movida, è vero per una certa fascia di età ma tanti altri invece hanno ancora molto timore a uscire».
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