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Ferrarini, più risorse nel concordato e una “pr” milanese per gestire la crisi

Enrico Lorenzo Tidona
Ferrarini, più risorse nel concordato e una “pr” milanese per gestire la crisi

A luglio scadrà il termine per presentare il nuovo piano A Rivaltella si lavora in attesa della disputa con Intesa

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA

«A luglio siamo intenzionati a presentare un concordato che possa superare l’offerta concorrente». Sono le scarne conferme riportate da fonti vicine al concordato Ferrarini in vista del termine fissato l’11 luglio prossimo dal tribunale fallimentare di Reggio Emilia, entro il quale l’azienda dei prosciutti dovrà depositare una proposta di ristoro ai creditori che sarà migliorativa rispetto al precedente concordato e che nei fatti dovrebbe superare quella concorrente presentata da una cordata solida capeggiata da Banca Intesa.

Almeno è questa l’intenzione espressa da chi sta lavorando al dossier Ferrarini, gruppo che in totale conta 700 dipendenti. Il termine di luglio è di capitale importanza quindi per la famiglia che vede a capo Lisa Ferrarini e che per salvare l’omonima azienda ha già passato lo scettro del comando a Roberto Pini, figlio del patron Pietro e a capo del colosso lombardo della macellazione internazionale, con il quale hanno costituito una newco nella quale la dinastia reggiana ha ora la minoranza, e che punta a mantenere la quota oltre a un posto in cda.

I DUE BINARI

A due anni dal via, il salvataggio del gruppo Ferrarini sta diventando una saga. È dall’estate del 2018 che si va avanti a suon di concordati per le società del gruppo, con successive richieste di proroga e infine, a metà maggio, rinuncia al concordato originario per la spa con l’intenzione di presentarne uno migliorativo. Svolta, questa, avvenuta con la domanda ripresentata e accolta dal tribunale, che ha già concesso 60 giorni per presentare il nuovo piano. La società ora punta ad aumentare la proposta da presentare ai creditori, oltre a un quadro più solido visto il conto economico 2019 che risulta più florido, trovando beneficio anche dal traino offerto dal gruppo Pini, con la sede di Reggio che lavora a regime, così come risultano lavorare nella controllata Vismara. Sull’altro fronte restano Intesa Sanpaolo e le coop emiliane del settore formate dal gruppo Bonterre (un miliardo di ricavi con marchi come Casa Modena e Parmareggio), la coop di macellazione Opas (sede a Mantova e produzione a Carpi) e i pugliesi di Casillo Partecipazioni (società a capo di Casillo Group, attiva nelle materie prime agricole). Un doppio binario su cui viaggiano verso luglio le due cordate, con i Ferrarini che mal sopportano l’entrata in partita di Intesa (con Sga e Unicredit sono esposti per 200 milioni di euro) così come la presenza delle coop emiliane, l’altra metà del cielo agli occhi di una famiglia di forte fede confindustriale.

L’ago della bilancia sembra essere proprio la banca di sistema, Intesa, il più grande istituto italiano certamente in grado di digerire l’operazione su di una media impresa nazionale com’è Ferrarini.

LA NUOVA PR

Per ora l’unica novità saliente in casa Ferrarini è il cambio nella comunicazione, affidata a Image Building, rinomata società milanese che tratterà l’immagine istituzionale e il percorso di salvataggio – tra i clienti reggiani conta anche il gruppo Landi – presieduta dalla pr meneghina Giuliana Paoletti. —

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