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In centinaia per dire addio al “Signore del basket”

Adriano Arati
In centinaia per dire addio al “Signore del basket”

Dirigenti e allievi della Lg, parenti e amici, il team dell’Università del pedale e la Confesercenti ai funerali di Gianni Caprari, morto all’età di 63 anni 

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CASTELNOVO MONTI

Solo dolore. C’era un intero territorio con gli occhi gonfi, ieri mattina, nella chiesa della Resurrezione, per dare ultimo saluto a Gianni Caprari, 63 anni, trovato morto nella sua abitazione nella mattinata di domenica dalla compagna Roberta Rocchi. Caprari era una delle figure più note dello sport appenninico, per quasi mezzo secolo riferimento per il basket, oltre che grande appassionato di ciclismo.

Come giocatore, allenatore e dirigente ha portato avanti per decenni l’attività della LG Competition, realtà cestistica nata da un gruppo di studenti dell’amatissimo professore di educazione fisica Leardo Giovanelli. Fra loro, Caprari e l’amico di sempre Luca Baccarani, oggi presidente della società approdata sino alla serie C di basket e coordinatrice di tantissime attività giovanili.

La scomparsa di Caprari, da pochi mesi in pensione dopo aver lavorato un’intera vita alla Confesercenti, ha colpito con violenza tutto l’Appennino, e la grande presenza ieri mattina a Castelnovo è stata la testimonianza più chiara del lutto collettivo. Amplificato dalle norme sanitarie che rendono complesso ogni momento pubblico: per permettere a tutte le persone convenute di salutare Gianni almeno per un momento, al termine della cerimonia religiosa la salma è stata portata al PalaGiovanelli, la principale palestra castelnovese, un luogo dove Caprari ha trascorso anni e anni. Lì è stato possibile un ultimissimo omaggio individuale.

Prima, il funerale, celebrato in una chiesa della Resurrezione con ingressi contingentati in cui tantissimi presenti sono rimasti all’esterno. Tutto il mondo di Caprari si è dato appuntamento. Un’infinità di amici, compagni di squadra, ragazzi allenati, colleghi di staff tecnico che nel tempo hanno vestito la maglia della LG, veterani vicini ai sessant’anni come ragazzini che da poco si sono avvicinati allo sport. Molti indossavano le felpe della società, con il cinghiale disegnato come logo. Si erano messi in divisi anche i componenti dell’Università del pedale, il gruppo con cui Caprari si dedicava ad un’altra grande passione sportiva, il ciclismo. Tutti presenti con le loro felpe nere e bordeaux. Numerosa anche la delegazione della Confersercenti, l’associazione di categoria in cui il 63enne aveva lavorato a lungo, con funzionari e dirigenti di tutte le sedi appenniniche arrivati a Castelnovo per il funerale.

Proprio in quegli uffici aveva conosciuto la compagna Roberta Rocchi, che domenica mattina – non vedendolo arrivate all’appuntamento concordato per colazione al bar Magnani, da sempre ritrovo loro e del nucleo storico di amici – si è recata nell’abitazione di via Simonazzi e si è trovata di fronte al corpo senza vita.

Nel corso della funzione, i sacerdoti officianti hanno letto diversi ricordi, scritti dai famigliari e dai compagni di sempre della LG Competition, in un’atmosfera di desolata amarezza. Alla fine, il viaggio sino a quella palestra tanto amata per il saluto. La salma verrà successivamente cremata.

Caprari, oltre a Roberta, lascia la sorella Giovanna, il cognato Alberto, il nipote Stefano con Monica. La sua famiglia, originaria di Novellara, era arrivata in Appennino per questioni di lavoro; il padre di Gianni era un casaro, a lui era stato affidato il caseificio di Ca’ del Cavo, nella zona della Croce. Da allora, Caprari non si è mai spostato, pur girando a lungo per la provincia per questioni cestistiche, e Castelnovo dove era cresciuto e dove – studente di ragioneria – aveva conosciuto il basket era sempre rimasta la sua casa.

In decenni di impegno costante, ha contributo a potenziare enormemente le proposte sportive della montagna, dove sino agli anni ’90 l’unica possibilità di sport giovanile era il calcio. Grazie alla LG, è nato un ricco settore giovanile che oggi conta su circa duecento tesserati e intere generazioni di appassionati hanno potuto dedicarsi alla pallacanestro e alla pallavolo senza doversi sorbire lunghe trasferte.

Caprari ha dedicato ogni ora libera dal lavoro a questo amore, come giocatore, come allenatore, come dirigente, come presenza discreta nella prima squadra. Un dolore infinito. —

Adriano Arati

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