Reggio di nuovo in piazza per celebrare i 74 anni della Repubblica italiana
Diversi i presenti per la prima cerimonia pubblica dall’inizio del lockdown Alzabandiera davanti al monumento ai caduti, fra mascherine e distanziamenti
reggio emilia
Distanziati di un metro e oltre, con il volto coperto dalle mascherine e sotto il sole bollente dei primi di giugno, ma presenti e partecipi. Molti reggiani ieri mattina non hanno voluto mancare alla Festa della Repubblica in piazza della Vittoria, un 74esimo anniversario che si è arricchito di un significato ancor più profondo: le celebrazioni per la nascita di una democrazia finalmente libera dal nazifascismo quest’anno sono diventate anche il simbolo di un graduale ritorno alla normalità dopo l’emergenza Coronavirus.
La cerimonia si è aperta alle 10 davanti al monumento ai caduti della Prima guerra mondiali con la cerimonia dell’Alzabandiera eseguita dai carabinieri dell’Arma reggiana sulle note dell’Inno di Mameli, suonato dalla Filarmonica Città del Tricolore. E le note che uscivano dagli strumenti dei musicisti, rigorosamente distanziati di oltre un metro l’uno dall’altro, ben presto hanno attirato altri reggiani in centro storico per fare un giro al mercato o una passeggiata sotto il sole: troppo forte la voglia di ritrovarsi insieme in un’occasione pubblica, dopo mesi di chiusure e lockdown.
Sul lato opposto rispetto al pubblico, davanti al cantiere del teatro Ariosto, i sindaci e i rappresentanti dei Comuni reggiani, un mosaico ordinato di fasce tricolori. Tanti anche i rappresentanti reggiani della vita pubblica, dai consiglieri regionali da poco eletti ai parlamentari, e fra loro anche il vescovo e i vertici delle forze di polizia: il questore, i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza, il comandante della polizia locale e la polizia penitenziaria.
Tutti con le mascherine, tutti distanziati. L’unica cosa in comune di questo 2 giugno 2020 è stato il microfono da cui hanno parlato alternativamente, stando attenti a non avvicinarsi troppo con la bocca, il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, la vicepresidente della Provincia, Ilenia Malavasi, e il prefetto Maria Grazia Forte.
A precederli però è stata la lettura del consueto messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che quest’anno ha deciso di parlare agli italiani da un luogo simbolo di questa pandemia: Codogno, là dove tutto è cominciato.
Nella pandemia, ha scritto il Capo dello Stato, «abbiamo anche assistito allo svilupparsi di reti di solidarietà a opera di persone di ogni età che, in forme diverse, hanno svolto funzione di assistenza, di aiuto, di conforto nei confronti di chi si trovava in difficoltà». Un patrimonio «morale presente nel nostro Paese, spesso sommerso, che va esaltato, che va posto a frutto. È il sommerso del bene che va fatto affiorare, va fatto prevalere».
Un sommerso che anche nel Reggiano ha dato dimostrazione di esistere e, fortunatamente, di prevalere sulle difficoltà umane e sulla crisi sanitaria. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
