Gli albergatori sono in crisi «Poche le prenotazioni nonostante i nostri sforzi»
La titolare della locanda “Al Monte” di Cervarezza ha trasformato in singole le 20 camere. “Il Castagno” di Busana si occuperà solo di campi estivi
ventasso
Tra le tante categorie che si occupano di turismo, quella degli albergatori rischia di essere, in tempo di Covid, quella meno fortunata. La tendenza è già chiara: almeno per il momento, le prenotazioni scarseggiano. Le famiglie, anche numerose, per le vacanze estive stanno scegliendo l’Appennino reggiano, ma cercano case in affitto. Che, infatti, scarseggiano di già.
La conferma, tra le tante, viene da Cosetta Gattamelati, titolare dell’albergo “Al Monte” di Cervarezza e del ristorante pizzeria “La Lanterna”, nel centro del paese .
«Siamo aperti dalla fine di maggio – spiega l’albergatrice – ma ancora le prenotazioni sono poche. Il nostro è un albergo che ha, in prevalenza, ospiti della terza età, ma quest’anno si va a rilento». E dire che la titolare e il personale si sono dati da fare per modulare la struttura secondo tutte quelle prescrizioni che garantiscono distanziamento e sicurezza. «Abbiamo venti camere – prosegue Gattamelati – e ognuna è stata sanificata. Le abbiamo tutte trasformate in camere singole, ma con la possibilità, se si presenta una coppia di coniugi, di sostituire il letto o metterne un altro». Anche il salone ora ha una nuova disposizione: «È molto grande è c’è la possibilità di distanziare i tavoli. Inoltre abbiamo un giardino vasto nel quale gli ospiti si possono collocare a molti metri di distanza».
Ma nonostante tutto ciò le persone che scelgono ambienti comuni sono ancora poche. Nel ristorante, durante il lockdown, non è andata meglio: «Abbiamo fatto servizio di asporto – dice la titolare – ma poca cosa. Ora i clienti stanno ritornando, però se prima potevamo ospitarne 60 ora il numero è sceso a 25 al massimo».
Vita non facile anche per l’albergo “Il Castagno” a Busana, che ancora non ha riaperto i battenti. «Ma perché noi – spiega la titolare Cristina Magnani, che lavora con il socio Alessandro Govi – lavoriamo in prevalenza con i gruppi, e in questa fase non vengono organizzati». Dunque, dopo il fermo forzato, c’è la difficoltà a reperire clienti. «L’unica soluzione per riuscire a reggere – conclude – è quella di aprire la struttura ai campi estivi per i bambini. Che faremo sino a fine luglio». —
C.O.
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