La Corte dei Conti chiede più incisività nel recupero dell’evasione fiscale
Malavasi: «Non ci viene chiesto di modificare nulla della manovra 2017». I giudici però attestano la copertura dei debiti En.Cor e l’acquisizione dei beni
correggio
Nessuna richiesta di correzione nei pesi e contrappesi che sorreggono il bilancio 2017, ma alcune osservazioni su determinati principi contabili da migliorare.
Sono i rilievi della Corte dei Conti di Bologna che ha analizzato la manovra 2017 del Comune di Correggio, facendo critiche di portata ben diversa dal documento relativo al bilancio 2016, nel quale i giudici contabili imponevano al Comune grossi correttivi, relativi alla vicenda En.Cor: 30 milioni, scesi a 21 da pagare per coprire gli ammanchi della partecipata.
«Tengo a precisare – spiega il sindaco Malavasi – che la Corte dei Conti non ci chiede di modificare nulla della manovra 2017, né fa rilievi sulla tenuta e la stabilità del bilancio, quello passato e quello in corso. Si tratta di metodologie contabili differenti da applicare nella predisposizione del bilancio, alcune delle quali già modificate, altre delle quali terremo conto, per armonizzare meglio le manovre future alle normative vigenti». E se nella ventina di pagine scritte dai giudici contabili si dà l’ok sia alla copertura dei debiti bancari, provocati appunto dal crac En.Cor, la cui ultima rata è stata versata nel 2019, e all’acquisizione dei beni della ex società al patrimonio comunale, i rilievi cadono sugli equilibri. Il primo riguarda l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione per la copertura, ad esempio, dei trattamenti di fine mandato (i Tfr) che, secondo la Corte dei Conti, avrebbero dovuto essere coperti da fondi creati ad hoc. Idem per quanto concerne il recupero di partite di tributi non riscossi. La ragioneria, nel bilancio 2017, ha lavorato sul riscosso di Tari e Imu e con sull’accertato. Ovvero su 813.000 euro di Imu evase e su 66.000 di Tari non pagata, il riscosso è stato rispettivamente di 158.000 e di 62 euro. Troppo pochi secondo i giudici contabili per i quali nei bilanci devono finire le cifre accertate con la costituzione, parallela, di fondi crediti di dubbia esigibilità. La Corte dei Conti ha, infine, richiamato i revisori dei conti «a una attenta vigilanza sulla regolarità contabile, economico-patrimoniale e finanziaria della gestione dell’ente». —
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