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Maxi giro di prostituzione sulla via Emilia gestito da una banda albanese

Maxi giro di prostituzione sulla via Emilia gestito da una banda albanese

La procura della Repubblica, su indagini dei carabinieri di Castelnovo Monti, ha emesso un provvedimento di custodia cautelare a carico di 9 persone per associazione per delinquere e sfruttamento della prostituzione. Quattro sono state arrestate, tra queste una donna albanese ritenuta il capo della banda e l'autista delle "lucciole", un reggiano di 61 anni

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CASTELNOVO MONTI. "Telepass" così è stata chiamata l’indagine coordinata dalla procura della Repubblica di reggio Emilia e svolta dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Castelnovo Monti. Il capo dell’organizzazione criminale sgominata dai militari era una donna albanese che negli spostamenti dalla provincia di Brescia dove vive a quella reggiana, dove sfruttava la prostituzione di giovani connazionali, quando arrivava ai caselli autostradali era solita posizionarsi dietro mezzi muniti di telepass in modo da accodarsi e passare senza pagare il pedaggio.

Una complessa e articolata attività investigativa quella avviata sin dal 2016 dai carabinieri di Castelnovo Monti nei confronti di un sodalizio criminale di matrice albanese che ha contato su appoggi rumeni e italiani e nella quale è stato ricostruito un grosso giro di sfruttamento della prostituzione,gestito, in provincia di Reggio Emilia, da una banda albanese e un'attività, altrettanta proficua, correlata al traffico di sostanze stupefacenti. La sostituta Giulia Stignani della Procura di Reggio Emilia, a seguito delle indagini dei carabinieri, supportate da attività di intercettazione, da numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento, ha richiesto ed ottenuto dal gip  un provvedimento di custodia in carcere o al domicilio nei confronti di 9 persone.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere  finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e, in concorso tra loro, di una serie di singoli reati tutti collegati allo sfruttamento, aggravati dal numero di soggetti, talvolta anche parenti, nonché di reati concernenti lo spaccio e la cessione di sostanze stupefacenti commessi nell’ambito della gestione e controllo del giro di prostituzione: la droga andava a clienti e prostitute.

Alle prime ore dell’alba di giovedì 3 giugno, tra la Lombardia e l’Emilia Romagna i militari della Compagnia di Castelnovo Monti con il supporto di quelli della Compagnia di Brescia, hanno dato esecuzione all’ordinanza  arrestando tra le province di Brescia e Reggio Emilia 4 dei 9 indagati. Tra loro il capo dell’organizzazione: una 35enne albanese, Liljana Shoshari, residente a Rezzato (Bs) finita in carcere e Ludovico Ratta, 61 anni, calabrese, residente a Reggio Emilia, l’autista delle "lucciole" che si preoccupava di accompagnare le donne sul posto di lavoro, dietro compenso in danaro o attraverso prestazione sessuale, finito ai domiciliari.

In carcere sono finiti anche la 38enne rumena Ionica Paun, residente a Rezzato (BS) prima collaboratrice del capo dell’organizzazione che aveva, tra i compiti, quello di controllare le ragazze, contribuendo anche alla ricerca delle postazioni dove farle lavorare e che riscuoteva parte del ricavato dell’attività di prostituzione ed Emiljano Osmano, albanese, 27enne, in Italia senza fissa dimora e rintracciato nel bresciano che aveva il compito di controllare durante l’attività le ragazze sfruttate.

Gli alltri 5 componenti della banda sono risultati irreperibili e sono ricercati sull’intero territorio nazionale. L’inchista, iniziata nel 2006, è nata da un’indagine antidroga dei carabinieri di Castelnovo Monti su una fitta rete di spaccio e nel corso della quale sono state arrestate 17 persone e sequestrate diversi etti di cocaina e anche una pistola. Il centro del business era la Val d’Enza e nel gennaio 2017 è stato arrestato un albanese di 36 anni tra i cui contatti telefonici era presente quale fornitrice abituale di droga, una connazionale di 32 anni, risultata poi essere uno dei capi e organizzatori del giro di prostituzione.

L'attività di intercettazione supportata da numerosissimi servizi di osservazione e pedinamento, ha permesso di ricostruire un quadro completo delle attività criminali gestite dall'organizzazione. Secomndo i risultati investigativi la banda di labanesei e italiani gestiva dieci giovani donne provenienti dall’Est Europa che erano costrette a battere lungo la via Emilia al confine con la provincia di Parma. L’indagine si è successivamente ramificata svelando anche gli autori albanesi di una lunga serie di furti e rapine.

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