Lanciata l’iniziativa #fuoriglizaini per ricordare i diritti degli studenti
L’invito è a fotografare gli zainetti dei propri figli per chiedere la ripresa “in presenza” della scuola
REGGIO EMILIA
Fuori gli zaini per «rendere visibili gli studenti e i loro diritti». Parte da Reggio questo appello che si sta diffondendo progressivamente in varie zone d’Italia in vista della chiusura ufficiale della scuola, fissata per domani. Un gruppo di genitori reggiani ha lanciato l’iniziativa #fuoriglizaini, che invita tutte le mamme e i papà interessati ad appendere lo zaino dei propri figli e delle proprie figlie fuori dalla finestra, come gesto simbolico. Gli zaini andranno poi fotografati e pubblicati sui vari social network usando l’hashtag #fuoriglizaini. La base è l’evento Facebook “Fuori gli zaini”, che condivisione su condivisione ha iniziato a girare arrivando anche fuori dai confini provinciali, con tanti gruppi di genitori e di insegnanti intenzionati a partecipare. Chiunque può aderire usando #hashtag o scrivendo una mail a fuoriglizaini@gmail.com, in cui si indicano nome e cognome degli aderenti ed eventuali riflessioni. In tante case, si stanno spolverando cartelle e zainetti da mesi ormai appoggiati in un angolo. «Ogni zaino appeso renderà visibile una bambina o un bambino, un ragazzo o una ragazza e i suoi fondamentali diritti: crescere, imparare, giocare, stare con gli amici», racconta il gruppo dei promotori.
La protesta simbolica arriva in una data non casuale, dopo mesi particolarmente complessi per le famiglie con bimbi iscritti a scuola: «Rendiamo di nuovo visibili gli studenti italiani e i loro diritti. Il 6 giugno sarà l’ultimo giorno di un anno scolastico dimezzato: per 15 settimane, bambini e ragazzi sono scomparsi dai radar e dall’attenzione della politica. La didattica a distanza (Dad) è stata proposta come misura emergenziale per garantire la continuità didattica, ma dopo tutto questo tempo insegnati, educatori e chiunque abbia in casa un bambino/ragazzo in età scolare ha preso coscienza dei suoi limiti», sottolineano. La didattica a distanza, si spiega, «lascia indietro chi è più fragile, senza offrire nessuna possibilità di recuperare chi da questa modalità è “tagliato fuori” (sono tantissimi gli studenti che gli insegnanti hanno perso di vista in questi mesi), non permette personalizzazioni e adeguamenti del percorso di apprendimento ai bisogni speciali di chi ha qualche forma di disabilità e rende impossibili le relazioni tra i pari e con adulti di riferimento diversi dai genitori, indispensabili per crescere come cittadini e come membri di una comunità». Non solo. L’impatto è pesante anche l’intera vita famigliare: «Rende impossibile la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, condannando soprattutto le madri ad uscire dal mercato del lavoro, quasi sicuramente in modo definitivo e svilisce il ruolo degli insegnanti, declassandoli da educatori a meri erogatori di contenuti».
Nell’ultimo giorno di scuola, gli zaini da mesi inutilizzati e vuoti saranno un simbolo di questo quadro piuttosto cupo: «Appendiamoli per rendere visibili gli studenti e i fondamentali diritti che non sono stati del tutto garantiti negli ultimi tre mesi: crescere, imparare, giocare, stare con gli amici. Appendeteli anche se abitate in un piccolo centro, in una via chiusa, sulla cima di un monte, anche se pensate che nessuno possa vederlo». Tutti possono partecipare: «Appendete uno zaino anche se non andate più a scuola, se siete un nonno, un insegnante, un educatore, un cittadino che crede che la scuola sia portatrice di futuro, non di pericolo, e come tale debba riprendere il suo funzionamento ordinario. Appendiamoli per chiedere al Governo che lo studio delle misure per garantire il ritorno alla didattica in presenza da settembre diventi la priorità dell’agenda politica». —
Adr.Ar.
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