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Mascherine Tricolori domani in piazza (giù la maschera sono di Casapound)

Stefano Scansani
Mascherine Tricolori domani in piazza (giù la maschera sono di Casapound)

In centro storico la manifestazione contro le misure del Governo  Conversazione telefonica con l’organizzatore: Simone Gandolfi 

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destre estreme

Domani in piazza della Vittoria a Reggio Emilia è prevista una manifestazione del Movimento Mascherine Tricolori per protestare contro la politica del Governo durante l’emergenza provocata dalla pandemia da Covid-19. Abbiamo conversato al telefono con l’organizzatore.



Stefano Scansani

Ha fatto il giro degli uffici per richiedere l’autorizzazione a manifestare domani in piazza, a Reggio Emilia, contro il Governo Conte per gli effetti socioeconomici nefasti del tutto-chiuso e del tutto-in-crisi per il coronavirus.

LA SORTITA

Non è un prestanome, un cosiddetto galoppino o un garzone di partito che torna buono quando bisogna compilare carte e apporre firme. L’organizzatore della protesta di domani ci mette la faccia e non arretra, non riaggancia il telefono: «Sì, sono io, Simone Gandolfi, ho 26 anni, ragioniere di Reggio Emilia».

È un giovane/vecchio. Nel senso che è una vecchia conoscenza locale perché milita e rappresenta qui Casapound, dunque l’ultradestra che ogni tanto appare, volantina, affigge. Come si diceva ai tempi che furono, “compie delle sortite”.

Come a Bibbiano (“Nessuna pietà per chi lucra sulla pelle dei bimbi”). Come contro Bergoglio e lo Ius Soli. Come contro la Resistenza e la vicenda delle foibe (“Partigiani, titini infami e assassini”), tanto per evocare delle espressioni recenti, e con la solita firma della tartaruga ottagonale stilizzata. Gli aderenti per spiegare quel simbolo tirano in ballo Plutarco. “L’otto, primo cubo di un numero pari e doppio del primo quadrato, bene esprime la potenza di Dio”.

GENERALE APEROL

Lui, Simone Gandolfi, insiste nell’assicurare che la manifestazione di protesta deve essere e sarà apartitica, senza alcuna connotazione di parte. E chi gli crede? Gli dico: ma guardi che l’estrema destra degli ex Forconi che s’è travestita d’arancione ha appena fatto la stessa cosa in diverse piazze italiane, a comandarla l’ex ufficiale dei carabinieri Antonio Pappalardo che per la tinta della sua uniforme un’inaspettata Famiglia Cristiana lo ha dipinto come “Generale Aperol va alla guerra”.

IL VECCHIO ROCK

Gandolfi s’increspa senza scomporsi. Nel parlare ha un tono rilassato e nel reagire ha un timbro educato. Che non t’aspetti dopo aver perlustrato il suo profilo Facebook pieno di autoritratti e una passione post-generazionale per il grande rock originario. Nelle foto esibisce i vecchi lp dei Led Zeppelin, The Who, dei Ramones, degli Iron Maiden. Il Gandolfi musicale va a spasso fra l’hard rock, l’heavy metal e il punk rock.

Spiega che i gilet arancioni c’entrano nulla con l’happening previsto in piazza della Vittoria, anzi che i gilet arancioni sono un’altra cosa, diversa.

E quando gli cito Pappalardo che ebbe a dire “questa pandemia è una boiata”, ha una specie di sorriso tagliente. Non per il “boia” (chi molla), ma per il capopopolo arancione.

RITARDO REGGIANO

«No. Gli arancioni non fanno parte del nostro movimento. Non parteciperanno. Non fanno parte del Movimento Mascherine Tricolori», dice il nostrano casapoundista citando il nome del novello sodalizio del quale ormai circola il simbolo e il motto.

Movimento che è oltre la destra? Non è la riapparizione di Casapound sotto mentite spoglie, visto che c’è in ballo la maschera?

«Non c’è nessuna appartenenza politica», rimpalla Gandolfi il quale spiega anche i motivi del ritardo reggiano rispetto alle altre piazze italiane: «Sì, è stata lenta, per motivi di organizzazione».

in una cinquantina

L’interlocutore, sempre al telefono, è gentile anche con i numeri, cioè non si sbilancia e non eccede.

Dice che sono prevedibili una trentina-cinquantina di partecipanti alla manifestazione, e s’affretta a dire che saranno rispettate tutte le misure anti-contagio, «non come hanno fatto i gilet arancioni».

Reggio è una città particolare, per storia e cultura.

Lo faccio osservare a Gandolfi: non è che il vero obiettivo è la maggioranza che governa il Comune?

«No, no. Il nostro obiettivo è il Governo che fa niente per le attività produttive, per i commercianti, gli artigiani...».

perché questa sensibilità?

Poi si va sul personale. Gli chiedo se me lo permette. «Sì, certo». Come mai questa sensibilità verso l’estrema destra?

«Non c’è nessuna sensibilità. Il movimento di per sé non è politico. In piazza ci saranno diverse persone che fanno parte di nessun movimento», replica, dribblando il quesito.

saluti romani

Poi avverto Gandolfi che ho esplorato il suo profilo Facebook il quale, essendo aperto, è pubblico e sondabile. «Sì, io sono il responsabile di Casapound a Reggio Emilia, e tutti lo sanno benissimo. Il Movimento delle Mascherine Tricolori non è nato come fenomeno politico. È nato per dare voce a chi non l’ha avuta in questi mesi». Sul suo profilo, fra le immagini, ci sono molti saluti romani. «Lei fa però riferimento ai gilet arancioni». No, no, sono proprio sul suo profilo. «Sul mio profilo… Saluti romani? Non ce ne sono di saluti romani sul mio profilo». Beh, Gandolfi, ci sono manifestazioni con molte teste rasate, giubbetti di cuoio e compagnia. «Non so a che cosa lei fa riferimento. Io sto parlando del Movimento Mascherine Tricolori…». Gli chiedo una foto sua. Lui mi risponde che possiamo scattargliela domani in piazza. Gli domando a che ora si svolgerà la manifestazione. Mi rimanda a stasera: «È importante che si scriva che la manifestazione non ha connotati politici, perché altrimenti l’avremmo tranquillamente fatta con la bandiera di Casapound, di Fratelli d’Italia o qualcun altro».

È molto curioso questo aspetto. Faccio osservare a Gandolfi che negli ultimi mesi c’è stata una sparizione dei simboli dell’estrema destra, da Casapound a Forza Nuova. «Forza Nuova è un’altra cosa. L’avevamo detto l’anno scorso che saremmo tornati ad essere quel che eravamo, un movimento giovanile, non un partito, con determinate idee per l’Italia. Non chiederemo mai più voti».

ne parliamo un’altra volta

Le piace Salvini?

«No».

Le piace la Meloni?

«Sono domande molto personali, eh. Mi piace?… Si possono apprezzare alcune idee politiche avute da una parte dell’opposizione. Ma in virtù delle Mascherine Tricolori, se lo riterrà, parliamo del resto in un’altra volta». —

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