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Crisi profonda 

Parmigiano Reggiano il prezzo è sceso del 40%

L.V.
Parmigiano Reggiano il prezzo è sceso del 40%

Il coordinamento di Agrinsieme in campo per invocare soluzioni efficaci «La prima azione da adottare è quella di ritirare il prodotto dal mercato» 

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REGGIO EMILIA

Il mondo agricolo reggiano è in fibrillazione e chiede interventi urgenti per tutelare un comparto produttivo, quello del Parmigiano Reggiano, entrato in una crisi difficile da contenere. Per invocare soluzioni efficaci scende in campo Agrinsieme, il coordinamento che rappresenta e aggrega larga parte delle principali componenti del settore. Il guaio è che il prezzo del nostro straordinario formaggio è sceso in breve tempo del 40% e il calo delle quotazioni non accenna a fermarsi per cui diventa praticamente impossibile coprire i costi di produzione.

«Sono diverse le ragioni che ci hanno portato a questa situazione che ha preso avvio ancor prima della diffusione del Coronavirus – spiega Mauro Menozzi coordinatore di Agrinsieme – e vanno dal calo dell’export e della richiesta nel canale Horeca bloccato dalla pandemia e non compensato nei valori dall’aumento delle vendite della grande distribuzione. C’è inoltre il forte squilibrio fra domanda e offerta che non è stato sufficientemente contrastato né con idonei piani produttivi né con azioni incisive utili a conquistare nuovi mercati».

Che fare allora? «Ci sono alcune azioni da adottare immediatamente – suggerisce Menozzi – che partono dal ritiro del prodotto dal mercato utilizzando tutti gli strumenti resi disponibili dal decreto cura Italia (il cosiddetto pegno rotativo), dal decreto liquidità (sostegno all’export) e dal decreto rilancio (fondo emergenziale per le filiere in crisi e fondo indigenti). Sono norme finalizzate ad alleggerire l’attuale esubero dell’offerta che le associazioni riunite in Agrinsieme invocano a livello nazionale. Anche se sono consapevoli che non saranno sufficienti a risolvere lo squilibrio fra domanda e offerta che ha gravemente compromesso i redditi dei produttori. Tutto questo malgrado le ingenti risorse a disposizione del Consorzio che non hanno trovato un risconto nell’atteso aumento dei consumi». «Il riequilibrio – sono sempre parole del coordinatore di Agrinsieme – va ricercato battendo due strade: da una parte il rilancio dell’export e dei consumi interni attraverso azioni più efficaci rispetto a quelle adottate in questi anni; dall’altra rimodulando l’offerta e armonizzandola ad un livello di domanda reale che consenta un livello di prezzi adeguatamente remunerativi. A tal fine è necessario agire attraverso gli strumenti esistenti e trovare nuove vie per intervenire sul mercato quando si verificano situazioni analoghe a quella che stiamo vivendo». Per concludere infine: «Oggi occorrono scelte coraggiose, maggior collaborazione con commercianti, esportatori, catene distributive, evitando conflittualità con altri soggetti della filiera e cercando una maggior concentrazione sugli interessi dei produttori che chiedono redditività più stabili e adeguati al lavoro ed agli investimenti con quotidianamente mettono in campo».

Non c’è dunque l’indice puntato verso qualcuno, ma ci sono indicazioni critiche e suggerimenti rivolti a chi siede sul ponte di comando del settore. Agrinsieme, lo rammentiamo, rappresenta gli agricoltori italiani di Cia, Alleanza delle Cooperative Italiane di Legacoop Agroalimentare, Confagricoltura e Unione Generale Coltivatori. —

L.V.

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