Pizzo, chiesti fino a 14 anni per gli Amato
Dopo tre ore di discussione il pm Ronchi ha effettuato le richieste di pena per le tentate estorsioni alle pizzerie nel 2019
REGGIO EMILIA. Per due settimane i tre fratelli Mario (29 anni), Michele (22 anni) e Cosimo (20 anni) Amato hanno cercato di tenere sotto scacco Reggio Emilia con richieste di pizzo a quattro pizzerie, sparando contro le loro vetrine e lasciando richieste di soldi sotto forma di pizzini. Tentativi per certi versi plateali di estorsione, a cui si è aggiunta l’accusa di danneggiamento, per le quali la procura antimafia di Bologna ha deciso di usare il pugno duro, chiedendo una condanna di oltre 14 anni per Mario Amato, e di oltre 9 anni per i due fratelli minori.
Una richiesta effettuata ieri dal pubblico ministero Beatrice Ronchi dopo tre ore di discussione, durante le quali ha ricostruito il filo delle azioni criminali per le quali sono imputati i tre fratelli, ai quali viene contestata l’aggravante mafiosa, che ha fatto alzare le richieste di pena presentate dalla Dda durante l’udienza preliminare che si è svolta a Bologna, con il giudice Roberta Dioguardi che ha già concesso ai tre imputati il rito abbreviato (che prevede uno sconto pari a un terzo della pena).
Per il fratello maggiore, Mario, la pena più pesante vista le recidiva. Per l’avvocato dei tre, Bruno Salernitano del foro di Bologna, si tratta di richieste severe. La sentenza è attesa dopo la metà di giugno, basata solo sugli atti dell’indagine che ha ricostruito quei giorni tra gennaio e febbraio 2019 segnati da spari notturni contro le vetrate e richieste estorsive verso le quattro pizzerie.
Eventi rimessi in evidenza dal pm Ronchi, partita da quel 26 gennaio quando alla pizzeria La Perla di Cadelbosco Sopra, alle 4.06, una mano ignota aveva lasciato un biglietto minatorio con la richiesta di consegnare mille euro, seguita il primo febbraio da un altro biglietto e sei colpi di pistola. ùSempre il 26 gennaio, ore 4.21, stesso copione alla pizzeria Piedigrotta 3: anche qui un secondo messaggio il 7 febbraio, con l’esplosione di 5 colpi di una calibro 38 mai trovata.
Il 7 febbraio la richiesta estorsiva alla pizzeria Piedigrotta 2 e al Paprika. Quando, l’8 febbraio, i responsabili avevano cercato di andare all’incasso della prima pizzeria, La Perla, telefonando al titolare da una cabina di via Bergonzi e ordinandogli di lasciare il denaro lungo la strada per Roncocesi, la telefonata venne intercettata e all’appuntamento si presentarono i carabinieri.
I tre fratelli sono figli di Francesco Amato, condannato in primo grado sia al maxiprocesso Aemilia (19 anni e 1 mese di reclusione), sia per il sequestro lungo otto ore alle Poste di Pieve Modolena del 5 novembre 2018 (6 anni e 4 mesi di reclusione). —
Enrico Lorenzo Tidona. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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