Prove di ritorno alla normalità per i viaggiatori della Mediopadana
Dopo l’abbattimento dei confini regionali, in tanti hanno raggiunto i propri parenti che non vedevano da mesi
REGGIO EMILIA
Termoscanner all’ingresso, segnaletica sui binari che invita a rispettare le distanze di sicurezza con “bollini” segnaposto, via e vai di viaggiatori e di accompagnatori che li attendono, alcuni dei quali provenienti da fuori regione. Sono le prove tecniche di ritorno alla normalità della stazione Alta Velocità Mediopadana, all’indomani dell’abbattimento dei confini regionali che a causa del Covid-19 per mesi hanno inchiodano le persone nella rispettiva regione di residenza.
Mentre nelle grandi città i treni sono stati presi d’assalto, la stazione di Reggio Emilia è parsa più animata del solito ma senza ressa: il via libera ai viaggi è avvenuto con ordine. Parecchi i viaggiatori, che però non hanno faticato a trovare parcheggio: nonostante il cantiere in corsotolga gran parte dei posti auto, l’affluenza non è stata certo paragonabile al periodo pre-virus. Le persone si sono sottoposte senza scomporsi al controllo della temperatura, eseguita da un’addetta all’entrata della hall: il controllo preventivo, istituito dal Gruppo Fs in tutte le stazioni alta velocità, impone lo stop a chi ha una temperatura corporea superiore ai 37.5 gradi, ma pare che da mercoledì non si sia verificato nemmeno un caso.
La maggior parte delle persone si è spostata per ricongiungersi con i familiari e con gli affetti più cari: i legami personali l’hanno fatta da padrone, mentre solo una minoranza ha viaggiato per motivi di lavoro. «Stiamo aspettando nostra sorella da Milano, che finalmente torna a casa: sono tre mesi che non la vediamo – ci dice Grazia Magnani –. Lei aveva prenotato con largo anticipo, quando ancora non si sapeva se la regione Lombardia avrebbe aperto: ha rischiato ed è andata bene».
«Sono qui in attesa di mia suocera, arrivata da Napoli – spiega Antony Mascolo, prelevando la grossa valigia della parente –. Mia moglie è impaziente di passare qualche giorno insieme, dopo tre mesi di lontananza forzata».
Rosaria Renzimucchi scende dal treno proveniente da Roma. «Sono venuta a fare visita ad un amico. Il treno era pieno, ma tutto mi sembra ben organizzato». È di nazionalità cubana Naima Alvarez, studentessa di italiano che risiede a Firenze con fratello e sorella per un anno di studio. «È la prima volta che mi muovo dopo il lockdown. La paura c’è, il virus è presente anche a Cuba. Qui a Reggio Emilia vive mio cugino e ho pensato di incontrarlo, ma tornerò in giornata, non voglio stare troppo in giro».
Viaggia per lavoro invece Ruiana Cantoni, residente a Milano. «Mi occupo di moda e sono in città per una due giorni di appuntamenti per Max Mara. Alloggerò in un albergo. Ho voluto essere presente: il mio settore è stato fermo troppo a lungo. Nessun timore, nelle carrozze i posti disponibili sono alternati e nelle sedute a quattro si occupano solo le due poltrone laterali, non frontali. Piuttosto molti passeggeri, una volta seduti, si tolgono la mascherina: lì ho avuto un brivido, non dovrebbero farlo».
È intento a scrutare il tabellone Gianvito Ligorio, guardia medica di origini napoletane che lavora a Reggio da otto anni. «E’ bello potersi spostare e poter tornare in famiglia. Pare che il mio treno non ci sia, ma non riesco a chiedere informazioni perché l’ufficio di Italo è chiuso: non so perché, visto che quello di Trenitalia è aperto».
Arriva dal Mantovano Antonietta Ronza, che insieme alla figlia 19enne Francesca è seduta su un muretto dell’ingresso, non essendo disponibile una sala d’attesa. «Stiamo tornando a casa, a Napoli; mancano ore al nostro treno, siamo in anticipo perché il bus non c’era e l’unico amico che poteva accompagnarci aveva tempo solo al mattino. È dal 24 febbraio che non torno dai miei fratelli e sorelle, che si sono raccomandati di stare attenti soprattutto all’arrivo: in Campania il governatore De Luca non scherza». —
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