«Una crescita figlia di un sogno, miserie e desiderio di riscatto»
L’ingresso di Interpump nella serie A del Ftse Mib premia una delle multinazionali più originali dell’industria Italiana. «Questo riconoscimento mi rende orgoglioso come imprenditore e come reggiano - commenta Fulvio Montipò, che ha dato vita a un colosso della meccatronica partendo dal nulla - Proprio l’ossessione della ricerca di sicurezza è quella che consente di vincere sfide inimmaginabili. Ricordo l’emozione e il groppo alla gola che provai in Germania nel 2005, subito dopo l’acquisizione di Hammelmann, nel veder sventolare la bandiera italiana sul pennone più alto, insieme a quella tedesca e a quella europea, sulla sede di un’eccellenza tecnologica proprio in uno di quei Paesi dove tanti della mia famiglia avevano per lungo tempo emigrato per sopravvivere». Ma Hammelmann è solo una tra le tante soddisfazioni per Montipò e per gli azionisti di Interpump, che è quotata alla Borsa di Milano dal 1996. L’attività di acquisizioni prosegue anche col Covid. Una storia d’impresa che ricalca quella del suo patron. Perché, come ha detto lo stesso Montipò, la crescita di Interpump «è figlia di un sogno post-bellico, della miseria più cattiva, del desiderio di riscatto. Probabilmente tra i giovani adesso c’è più formazione, visione e capacità di accelerazioni rapide. La differenza la fa comunque il sacrificio, che è il padre di ogni sogno tradotto».
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