Morta a 56 anni la generosa Monica, con le sue creazioni aiutò a finanziare il Core
La reggiana Monica Salardi è morta, uccisa da una malattia che non le ha lasciato scampo, proprio all’interno di quei reparti che tanto aveva aiutato
REGGIO EMILIA. Chi ha avuto la fortuna di conoscerla da ragazza, per poi ritrovarla anni dopo donna e mamma, può dirlo senza temere di essere smentito: entusiasmo, allegria, slancio e voglia di vivere sono sempre rimasti gli stessi.
Come il suo sorriso. Perché lei ha combattuto sino alla fine, ma anche oltre. Lasciando un vuoto che già si sente, perché il suo “esserci” ha sempre fatto la differenza. In una mattina spensierata al mare, a tavola per un ritrovo di vecchi amici, nel mezzo di un pranzo in famiglia. Ma anche in una camera del Core.
Qui, ieri mattina all’alba, è morta Monica Salardi, 56 anni, dopo un anno passato a combattere una malattia troppo aggressiva, anche per lei. Un anno passato dentro e fuori dagli ospedali con lunghe pause trascorse a casa. Dieci giorni fa un nuovo peggioramento e il ricovero al Core. L’ultimo.
Proprio alcuni giorni fa avevamo raccontato sulla Gazzetta del Progetto Uncinetto grazie al quale Monica, realizzando bijoux, aveva raccolto e donato al Core 1.340 euro. E a metà maggio era ancora al lavoro: grazie a collane, braccialetti, spille e orecchini andati letteralmente a ruba, aveva raccolto 500 auro questa volta per il Nuovo Progetto Aiuto Radioterapia. E già pensava ad altre raccolte fondi per la Pediatria o per le associazioni volontarie di clown. Perché Monica non si fermava mai, non si era mai fermata. E ogni sua idea diventava immediatamente contagiosa.
Un anno e mezzo fa, aveva creato una chat (“Quelli dell’Act”) nella quale era riuscita eroicamente dopo anni a ritrovare tutti i vecchi amici e amiche rigorosamente figli di ferrovieri, con i quali aveva condiviso le celebri gite che un tempo venivano organizzate in grande stile. Una chat vivacissima grazie alla quale tante persone si sono ritrovate (una sera anche a tavola) e hanno continuato a scambiarsi foto, ricordi, auguri e abbracci. Una chat che ieri si è riempita di cuori e di lacrime.
Perché Monica sapeva fare gruppo. Diffondere serenità. Regalare amore. E il suo ultimo gesto fatto a favore del Core ne è la prova tangibile. «Quello che mia madre voleva più di ogni cosa – racconta la figlia Giulia – era riuscire a ringraziare in qualche modo tutti coloro che aveva incontrato al Core, dal primario agli infermieri agli Oss (operatori sanitari ndr) alle donne delle pulizie. E noi con lei. L’anno scorso quando era rientrata al Core, dopo avere passato alcuni giorni in un altro ospedale, piangeva dalla gioia dicendo che finalmente era tornata a casa. E l’idea di realizzare bijoux per il Core è nata per un motivo preciso: la mamma voleva che anche nella difficoltà e nel dolore nascesse qualcosa di bello ma soprattutto qualcosa che potesse aiutare gli altri. Perché al Core, non solo curano, ma si prendono cura del paziente da tutti i punti di vista riuscendo a creare un’atmosfera difficile da descrivere».
A piangere Monica, che già manca, sono il marito, i figli Giulia e Simone e i genitori. La camera ardente sarà aperta oggi al Santa Maria dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17: domani il trasferimento a Coviolo.
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