Alberto e la sua vita da vero esteta fra arte, teatro e dure polemiche
REGGIO EMILIA
La passione per l’arte, ma anche per il teatro, con il melodramma come genere sempre molto amato.
Istrionico, polemico, ma anche sempre pieno di tante idee. Alberto Agazzani aveva un sogno nel cassetto, cioè la creazione di un Museo del Novecento reggiano, come aveva rivelato – nel 2013 – durante una rassegna che aveva organizzato alla galleria RezArte.
L’ARTE REGGIANA NEL CUORE
«Riunisco per la prima volta nomi di matrice tradizionalista figurativa – aveva detto nel settembre di sette anni fa – come Manfredi, Gandini e Ferri, con artisti che hanno sposato i linguaggi delle avanguardie americane, informali. A Reggio Emilia c’è stata impermeabilità tra i due mondi».
FOLGORATO DALLA MUSICA
Sulla sua passione per la musica c’è la precisa ricostruzione alla Gazzetta di un amico di vecchia data, cioè Renato Negri, direttore d'orchestra e docente di organo al Peri: «Avevamo solo 8 anni -– aveva ricordato Negri in occasione dei funerali – ed eravamo le mascotte del Valli. Io avevo iniziato a frequentare addirittura a 4 anni, era una passione di famiglia. Per lui è stata una folgorazione. Stavamo ore in fila al botteghino per fare l'abbonamento alla stagione sinfonica o all'opera».
«OSCAR WILDE IN MINIATURA»
Alberto da bambino? «Era così – aveva proseguito Negri – come tutti lo hanno conosciuto. Sempre elegante, curato, perfetto, non un capello fuori posto. Ma anche esuberante, eccessivo, la risposta sempre pronta, un Oscar Wilde in miniatura. Passavamo le serate a teatro. C'erano tre repliche di un'opera? Andavano a tutte e tre. Poi restavamo a parlare per ore di quello che avevamo visto e ascoltato, e alla mattina a scuola puntualmente ci addormentavamo sul banco. Eravamo solo dei ragazzini – aveva concluso il musicista – ma avevamo interessi da adulti. La musica per noi era tutto».
IL GRAVE INCIDENTE
Il 23 luglio 2015 l'incidente in moto lungo via Settembrini. Il lungo ricovero a Parma. Settimane passate in coma. Tra la vita e la morte. Quella morte contro cui Alberto ha lottato – e chi ha seguito il suo calvario lo può testimoniare – con tutte le forze.
Dopo le dimissioni da Parma la riabilitazione a Correggio e nuovi importanti passi per riappropriarsi della propria vita. E così era stato. Così sembrava essere stato.
Il ritorno a casa. Le coccole ritrovate dei suoi amati gatti, Camillo e Mafalda. L'affetto delle decine di amici e amiche che hanno fatto a turno per non farlo sentire solo.
IL TERRIBILE GESTO
Attenzioni che però non erano bastate. Il 16 novembre di cinque anni fa il macabro ritrovamento da parte di due amiche. Veniva trovato morto nelle stanze della sua dimora, un appartamento di Palazzo Richetti, in pieno centro storico (via Farini), suo luogo d'elezione. Si era tolto la vita a 48 anni gettando nello sconforto chi lo aveva amato ma anche chi, venendo colpito dalle sue polemiche sferzanti, era diventato un suo detrattore. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
