Gazzetta di Reggio

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«Lavoriamo nella precarietà Non dimenticatevi di noi»

«Il 15 giugno ricominceranno le attività dello spettacolo, ma tutto il live è saltato al 2021, i teatri stanno chiudendo e i festival non andranno in scena» 

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REGGIO EMILIA

I lavoratori della cultura e dello spettacolo sono scesi in piazza sabato 30 maggio in numerose città italiane – tra cui Bologna, Milano, Firenze, Livorno, Napoli e Torino – per far conoscere la situazione determinata nel loro settore dall’emergenza Coronavirus. Alla manifestazione di Bologna era presente anche Elena Rossi.

Cinque minuti di silenzio, a Bologna, poi un lungo applauso e musica. In via Rizzoli, nel cuore della città, attori, musicisti, registi, tecnici e professionisti dello spettacolo hanno dato vita a un flash-mob per riaccendere i riflettori sulla cultura che ha sofferto i riverberi dell’emergenza Covid-19. Con mascherine, guanti e gli strumenti per andare in scena, come copioni o spartiti, un centinaio di persone, disposte a distanza l’una dall’altra, ha partecipato all’iniziativa. «Serve ripartire – ha detto l’attore bolognese Alessandro Bergonzoni – devono ripartire le compagnie. Non creiamo le distanze tra chi lavora e chi deve dare dei fondi. Lo spettacolo non è un settore da dimenticare. Prima di tutto la salute, poi però c’è la cultura, c’è lo spettacolo, che fanno parte dell’istruzione e non si possono dimenticare».

A Milano alcune centinaia di lavoratori dello spettacolo si sono riuniti per lanciare la mobilitazione permanente chiedendo un reddito di continuità. In piazza c’erano attori e attrici, lirici, ballerini, comici, coreografi, cantanti, deejay, tecnici e maestranze, doppiatori, sceneggiatori e registi, sarti e truccatori, orchestrali, acrobati, stunt-man, giocolieri e trampolieri.

Gli organizzatori hanno ricordato al microfono che «quasi tutti noi lavoriamo nella precarietà» e «dichiariamo da oggi lo stato di agitazione permanente». Tanti i cartelli con scritte come «Senza di noi le idee restano idee» e «Sempre in lotta per un mondo spettacolare». E ancora: «Il nostro lavoro è dal vivo, no al netflix della cultura».

«Siamo 2000 qui in piazza oggi – hanno detto gli organizzatori della manifestazione –. Abbiamo ricevuto la notizia che il 15 giugno ricominceranno le attività dello spettacolo, ma tutto il live sappiamo che è saltato al 2021, i teatri stanno chiudendo e i festival non andranno in scena, non c’è una riprogrammazione», e per questo «chiediamo un reddito sussistenza e di continuità».—

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