Non rispondono alle domande sul giro di prostituzione
CASTELNOVO MONTI
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere Liljana Shoshari, 35 anni, e Ionica Paun, 38 anni, entrambe albanesi e residenti a Rezzato, in provincia di Brescia. Sono considerate al vertice – la prima il capo, la seconda il suo braccio destro – di una consolidata organizzazione dedita allo sfruttamento di giovani ragazze dell’Est Europa. Stessa linea difensiva per il loro connazionale, Emiljano Osmani, 27 anni, senza fissa dimora, che aveva il compito di controllare le ragazze sfruttate.
Sono al centro di un’inchiesta su un giro di prostituzione sulla via Emilia. Anche la droga era al centro del business criminale nel Reggiano. Un malaffare sgominato dei carabinieri reggiani che hanno disarticolato l’organizzazione di matrice albanese con diversi componenti romeni e italiani.
L'inchiesta coordinata dal pm Giulia Stignani, nei giorni scorsi aveva portato a un’ordinanza con nove misure di custodia cautelare. A finire in carcere la donna, a capo del sodalizio, Liljana Shoshari, difesa dall’avvocato Federico De Belvis, comparsa ieri in udienza davanti al giudice della rogatoria a Brescia. La donna si trova ora agli arresti domiciliari perché ha un figlio molto piccolo. Gli altri due arrestati, sempre di Brescia, hanno effettuato un interrogatorio da remoto collegati con il gup Luca Ramponi, difesi dall’avvocato Marco Capra del foro di Brescia. L’operazione era stata nominata Telepass perché la reggente del sodalizio nei suoi trasferimenti in autostrada si accodava dietro alle auto munite del telecomandino per non pagare il pedaggio al casello. —
E.L.T.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google