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Quando, ottant’anni fa viale Umberto I era monumento cittadino e nazionale

Quando, ottant’anni fa viale Umberto I era monumento cittadino e nazionale

Nel 1940 no a una cabina telegrafica vicino al ponte di San Pellegrino perché “avrebbe deturpato l’ingresso alla città dalla montagna” 

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la città che cambia

La Deputazione di Storia Patria recentemente ha criticato il progetto comunale di riqualificazione di viale Umberto I nel contesto della “Passeggiata Estense”. Le critiche sono di ordine documentario e cronologico in quanto la “passeggiata ducale” fra il Palazzo urbano residenza dei duchi e la Reggia di Rivalta sarebbe insussistente perché quando venne edificato il primo la seconda non esisteva più. Il presidente dell’istituzione propone oggi una ricostruzione dell’originalità dello “stradone”.



Giuseppe Adriano Rossi



Proprio ottant’anni or sono la Sezione di Reggio Emilia della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi scongiurava un grave sfregio allo Stradone di San Pellegrino, riconosciuto già allora come “Monumento Nazionale”.

La Sezione, infatti, era stata investita dal Podestà di un parere circa la richiesta avanzata al Municipio di Reggio nell’Emilia da parte dell’Amministrazione delle Poste e Telegrafi volta ad ottenere il permesso di costruire “una cabina nel piazzale d’imbocco al Ponte sul Crostolo a capo dello stradone di San Pellegrino”.

per l’integrità

Nella tornata del 10 aprile 1940 – come si legge nel verbale conservato nell’Archivio della Deputazione reggiana – il punto in trattazione, che recava come titolo “Per l’integrità dello Stradone di S. Pellegrino”, fu oggetto di ampia discussione. Non va dimenticato che già vigeva la legge 23 giugno 1927 N. 1188 dal titolo “Toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei” che imponeva al prefetto di richiedere il parere della Regia Deputazione di Storia Patria circa l’intitolazione di strade e piazze.

I soci all’unanimità approvarono il seguente ordine del giorno proposto dal socio effettivo Antonio Cremona-Casoli:

“La R. Deputazione di Storia Patria per l’Emilia e la Romagna, egrafi di costruire una cabina nel largo antistante il ponte sul Crostolo, a capo dello stradone di S. Pellegrino: ritenuto che una tale costruzione (indipendentemente dalla sua forma e disegno architettonico) verrebbe a deturpare il monumentale stradone di S. Pellegrino; ritenuto che, sebbene esso non abbia più il suo antico splendore per le molteplici manomissioni subite nel corso dei decenni, conserva ancora forma e carattere decoroso e di ornamento verso l’ingresso alla città dalla strade della montagna, carattere che è necessario mantenere almeno alle condizioni attuali, ispirandosi anche ai criteri informatori delle leggi sulla conservazione del patrimonio artistico e panoramico, fa voti perché il Podestà non voglia permettere che sia edificata la progettata costruzione, e non voglia cedere l’area relativa”.

Il seguente 25 aprile il podestà Ramusani comunicava alla Deputazione reggiana la propria piena condivisione del parere espresso nella tornata del 10 aprile “circa la progettata costruzione di una cabina telegrafica nel largo antistante il ponte sul Crostolo”. Inoltre manifestava la propria volontà di “conservare allo stradone di S. Pellegrino il carattere e la forma di decoroso ornamento all’ingresso della città alle strade della montagna”.

Il Podestà concludeva la sua lettere con questa interessante considerazione: “Sono lieto di aver trovato, nella decisione surriferita, il conforto autorevole e gradito di codesta R. Deputazione”.

sistemazione a verde

Lo stesso Ramusani in una missiva al direttore del Circolo delle Costruzioni Telegrafiche e Telefoniche di Parma aveva precisato sin dal 27 dicembre 1939 – la richiesta dell’Amministrazione Poste e Telegrafi era datata 15 novembre -: “L’area da Voi prescelta … è considerata nel piano regolatore della Città per una sistemazione a verde; d’altra parte il Viale di San Pellegrino è Monumento Nazionale, per cui ogni costruzione che debba realizzarsi in fregio ad esso dovrebbe riportare il preventivo benestare della R. Sovrintendenza ai Monumenti dell’Emilia”.

discostandosi molto

Saggiamente il Podestà consigliava all’Amministrazione postale di prendere in considerazione la possibilità di ubicare la cabina “in altra posizione, che pure non discostandosi molto da quella da Voi prescelta, risulti per altro ubicata fuori dalla sede del Viale predetto”.

L’avvocato Antonio Cremona–Casoli, che aveva proposto il citato ordine del giorno, era un attivo socio della Deputazione e per i suoi meriti di studioso era stato eletto nel 1938 socio effettivo; vantava una cospicua bibliografia.

Nel 1932 aveva dato alle stampe la pregevolissima pubblicazione “Le statue dello Stradone fuori Porta Castello trasportate nei giardini pubblici”, corredata da importanti notizie desunte anche da documenti d’archivio sullo Stradone che fu realizzato nel penultimo decennio del secolo XVIII per volere del duca Ercole III.

molto caro ai reggiani

Nella parte conclusiva della pubblicazione, fatta a cura del Municipio di Reggio Emilia - e da cui sono tratte le allegate fotografie – Cremona-Casoli scriveva a proposito dello Stradone: “Esso fu molto caro ai reggiani per oltre un secolo. Fu convegno dei cittadini per ritrovi brillanti della società elegante di Reggio con corsi di carrozze, equipaggi di lusso, pariglie, tiri a quattro, e cavalli da sella con eleganti cavalieri ed amazzoni.

Ritrovi brillanti per sfoggio di ricchi ed eleganti abbigliamenti … Ma lo stradone fu caro anche ai più modesti cittadini e al popolo per la passeggiata salubre, ove l’aria, che viene dai colli, quasi incanalandosi giù dal torrente, ci è più fresca, più mossa, più asciutta ed ossigenata”. Lo studioso inoltre annotava: “Fu caro alle mamme, ed ai fanciulli , ed agl’innamorati, specialmente nelle ore più poetiche e solitarie del mattino e del tramonto e della tarda sera oscura … Fu caro a pensatori, studiosi, scrittori e poeti, come ritrovo tranquillo ed ispiratore”. —

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