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casalgrande, il processo 

Atti pedofili, condannato l’amico di famiglia

Tiziano Soresina
Atti pedofili, condannato l’amico di famiglia

La madre trova nel cellulare della figlia 11enne foto porno e messaggi spinti, poi spuntano i toccamenti da parte dell’uomo

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Tiziano Soresina

CASALGRANDE

Atti pedofili su una ragazzina di 11 anni, a cui venivano inviate anche foto pornografiche per spingerla ad avere rapporti sessuali.

Il collegio giudicante – presieduto da Simone Medioli Devoto – ha ritenuto provata questa vicenda tremenda che si colloca fra l’estate 2017 e i primi di gennaio del 2018, con protagonista un insospettabile e adulto amico di famiglia, allora di trent’anni. Da qui la condanna dell’imputato a 4 anni e mezzo di reclusione oltre al pagamento di 15mila euro di provvisionale alla ragazzina ed ai genitori costituitisi parte civile tramite l’avvocatessa Erica Romani. Vietato inoltre all’uomo qualsiasi incarico con minorenni.

Da shock come la mamma dell’11enne scoprì il tutto. Una sera di due anni e mezzo fa voleva controllare lo smartphone della figlia che inaspettatamente le rispose che se l’avesse fatto si sarebbe buttata giù dalla finestra. Una frase troppo inquietante per non spingere la madre ad agire, attendendo solo che la figlia dormisse. Si ritroverà fra le mani un cellulare pieno di foto porno tratte da Internet e conversazioni spinte tramite messaggi. E quelle attenzioni morbose sulla minorenne erano opera di una persona che la mamma conosceva molto bene. Una situazione troppo grave, da qui la denuncia che farà scattare le indagini del pm Maria Rita Pantani (il magistrato, in aula, ha chiesto una pena più severa: 7 anni e 2 mesi di carcere). Secondo la ricostruzione dell’accusa – ora confermata dai giudici – l’amico di famiglia, approfittando della frequentazione con la famiglia, in almeno 4-5 incontri palpeggiava l’11enne sul seno e sul sedere, la baciava sulla bocca e le chiedeva ulteriori baci. Morbosità verificatesi nella vasca di una piscina reggiana, al mare su un materassino, alle giostre e in un’occasione specifica in cui diceva alla ragazzina di voler fare dei bambini con lei e poi la baciava. Da tempo il trentenne ha il divieto di avvicinamento alla casa della minore e non può comunicare con lei in nessunmodo (come disposto dal gip Luca Ramponi). Ora è arrivata la condanna: «Il mio assistito sostiene – replica l’avvocato difensore Rita Gilioli – che quei pochi contatti siano avvenuti in un ambito pubblico o durante momenti conviviali. Dice di non aver fatto certi gesti. La pena è eccessiva. Attendiamo le motivazioni, poi valuteremo se fare appello». —

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