Comparto ceramico La spallata del Covid lascia per strada 350 milioni di euro
Il numero uno di Confindustria Ceramica: «I posti di lavoro non si creano con i decreti ma con il successo nei mercati»
CASALGRANDE
«I posti di lavoro non si creano con i decreti, si creano col successo nei mercati». Chiede sostegno alle aziende di uno dei comparti più poderosi dell’economia emiliano-romagnola, il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani, e lo fa nei giorni in cui parla di rischi di licenziamento anche nel settore a partire dall’autunno, quando le protezioni a tutela del lavoro del periodo dell’emergenza sanitaria non saranno più valide. E quando l’economia italiana dovrà affrontare tutte le conseguenze di mesi durissimi, da ogni punto di vista.
Nella mattinata di ieri Savorani ha presentato i dati delle indagini statistiche sull’industria ceramica italiana, dizione che comprende la produzione industriale di piastrelle e lastre di ceramica, ceramica sanitaria, porcellana e stoviglieria, materiali refrattari e ceramica tecnica, laterizi. Nel 2019, si parla in totale di 279 industrie con oltre 27.500 addetti e un fatturato di circa 6,5 miliardi di euro, a cui aggiungere la produzione estera fra Europa e Nord America. La spallata della pandemia però ha già provocato scossoni non da poco, dalle prime stime il comparto ha lasciato per strada 350 milioni di euro di fatturato, tantissime realtà hanno fatto ricorso a cassa integrazione e altri ammortizzatori sociali. E ora il quadro non è certo confortante. «Siamo passati da un’emergenza sanitaria ad un’emergenza economica e sociale, il virus ha stravolto le nostre vite e le produzioni. Per due settimane le nostre aziende non hanno nemmeno potuto spedire i loro materiali, e questo ha favorito l’inserimento di alcuni concorrenti, in particolare quelli spagnoli, su diversi mercati, anche se si tratta di una perdita a cui si può far fronte».
Il problema è il futuro, in giornate in cui emergono voci cupe su possibili ondate di licenziamenti in autunno e in cui le visioni con le rappresentanze sindacali appaiono sempre più lontane. «Perdita di occupazione nel comparto ceramico? Sono convinto che i posti di lavoro non si creano e non si proteggono con i decreti, ma si proteggono con il successo nei mercati. Quando c’è questo successo, ci sono posti di lavoro. Quando perdiamo quote di mercato, perdiamo commesse, l’azienda perde una quota e anche il lavoratore ne risente. Abbiamo visto tante critiche al presidente di Confindustria Bonomi, ma non abbiamo ascoltato tante proposte, tante idee per migliorare», è l’analisi. «I governi che abbiamo visto ultimamente vogliono proteggere il lavoro per decreto, ma il lavoro lo si protegge solo con dei buoni risultati sui mercati e con gli investimenti per fornire i prodotti richiesti. È un successo necessario, un successo che va ottenuto insieme, e proprio per questo trovo assurdo che ci sia contrapposizione fra mondo imprenditoriale e sindacati, in questa fase», continua. Un tema centrale, in questo senso, è un’accelerazione dell’edilizia, «un settore dove la burocratizzazione è molto forte, sbloccare questo problema significherebbe promuovere più lavoro per tutti». A proposito di futuro, un’incognita che genera attese è il Cersaie, la grande fiera ceramica di Bologna slittata di due mesi rispetto alle consuete date di settembre ma su cui ancora vi è incertezza, in un contesto globale che offre poco garanzie sulle presenze estere. E sull'utilità e la possibilità dello sforzo necessario.
Fra un paio di settimane, arriverà l’ufficialità, in un senso o nell’altro. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
