Gazzetta di Reggio

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quattro castella 

«Con te la scuola ci apriva nuovi mondi sconfinati e sempre appassionanti»

In memoria di Maria Luisa Violi la maestra morta il 22 aprile gli alunni della quinta  di Puianello 1987-88 scrivono una lettera piena di gratitudine 

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QUATTRO CASTELLA

«In ricordo di una maestra speciale» è l’incipit di una commovente e bella lettera, che riportiamo di seguito, scritta in memoria di Maria Luisa Violi, la maestra di Quattro Castella scomparsa il 22 aprile all’ospedale di Reggio Emilia, dagli ex alunni di Puianello della classe del 1977.

“E tu, cosa facevi alle Elementari? Io? Io ho avuto la Violi...”. Comincia a volte con una domanda, che ti riporta a pensare a momenti che credevi oramai di avere già assimilato, dopo tanti anni nei quali ci sei cresciuto dentro, nei tuoi ricordi. Ora siamo diventati adulti, padri, madri, zii e zie: ci poniamo la questione non solo di come educare e crescere noi stessi, ma anche, e soprattutto, la generazione nata dalla nostra; e capita sempre più spesso di scambiarci con altri adulti, padri e madri, zii e zie i ricordi di quegli anni, in cui a sedere sui banchi delle Elementari eravamo noi.

Ti prendi un attimo di tempo per scegliere da che parte iniziare; tanto è indifferente, perché da ovunque tu parta, i ricordi cominciano a concatenarsi un po’ alla volta, e a formare un racconto che va sempre nella stessa direzione. Siano i temi scritti in classe mentre il giradischi suonava la sesta di Beethoven, o i dettati di Calvino, Manzoni e Thomas Mann; e le poesie di Leopardi e Machado, imparate a memoria o recitate in classe, e quelle scritte da lei e da noi stessi, come esercizio quasi quotidiano di trasposizione del nostro tempo vissuto. Tra tutte, quell’ “A Silvia” che non abbiamo mai finito di ascoltare, perché ogni volta si commuoveva dopo pochi versi, e resisteva a ogni nostro tentativo di fargliela rileggere!

Tornano quasi tra le mani e davanti agli occhi quella pila di dossier d’arte su cui imparammo ad amare i pittori fiamminghi e italiani prima ancora di studiarli; e quel piccolo “museo” custodito gelosamente in aula, fatto di oggetti minuti, minerali, fossili, reperti d’ogni epoca collezionati in tanti anni, ognuno dei quali portava con sé una storia, apriva a un mondo.

Prendeva vita così un’altra scuola, incapace di farsi rinchiudere tra quattro mura, e che ci portava a ritrovarci nei pomeriggi a esplorare la cava dei fossili, mostre e musei, collezioni private di amici, o a camminare su campi arati da cui magicamente affioravano cocci d’ogni età.

E poi la sua passione per l’ambientalismo, il teatro, il basket, che la rendevano ai nostri occhi non solo la nostra maestra, ma anche la nostra ambasciatrice, produttrice, allenatrice. Di quegli anni restano innumerevoli volti e luoghi, oggi magari sfuggenti, ma che ancora screziano i nostri ricordi coi loro profili, voci e luci profonde come quel verde dei colli matildici alle cui pendici stava la sua casa dall’aspetto antico, popolata di infiniti gatti, o il muro coperto di glicini dell’associazione scrittori cui alcuni di noi, giovani poeti in erba, di tanto in tanto facevamo visita; quegli stessi colli che grazie alla sua dedizione, ogni anno ci vedevano sfilare nel Corteo Matildico come giovani studenti del monastero di Sant’Apollonio, trasfigurazione storica, per un giorno, delle nostre Elementari.

Questo era allora per noi andare a scuola: ritrovare dietro ogni foglia, ogni sasso, ogni pagina, il sapore di mondi sconfinati e affascinanti, che s’intrecciavano tra di loro e si popolavano di persone e vicende e passioni che magari non avremmo mai conosciuto, ma verso cui eravamo portati a provare una naturale riconoscenza. Siamo diventati nel frattempo ingegneri e artigiani, medici e insegnanti: ma ovunque ci abbiano portato le nostre vite, quell’amore e quel rispetto di allora è rimasto intatto, per un mondo che è molto più vasto e meraviglioso di quanto ognuno possa vedere nella propria esplorazione individuale, e che ancora oggi è capace di rendere ogni foglia, ogni sasso, ogni pagina, ogni nota e ogni angolo qualcosa di più di ciò che ci appare.

Questo è ciò che ci hai donato, Maestra; ed è questo che vorremmo trasmettere alla generazione che un giorno prenderà il nostro posto: un insegnamento che non accresca solo conoscenze e competenze, ma che sappia far affiorare in ogni bambino un’indole, prospettive, passioni, mostrando in esse la possibilità concreta di una vita migliore, e rendendosi così, inconsapevolmente, un punto di riferimento immenso; che ancora oggi ci sussurra come la poesia più bella della nostra vita, in fondo, dovrebbe essere la nostra vita stessa.

Con gratitudine e affetto, i tuoi alunni della classe 1977 anche a nome del nostro compagno Corrado, con noi per sempre». —

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