Per il mercato coperto meno vestiti e più cibo ma il Covid congela tutto
Il rilancio del grande spazio liberty sembra essersi arenato tra le coop concessionarie fallite e le previsioni sui consumi
REGGIO EMILIA
Il sogno è ricreare almeno in parte l’atmosfera del mercato delle erbe di Bologna. Ma la realtà è diventata più dura del previsto con lo stop causato dall’emergenza coronavirus per il mercato coperto di Reggio Emilia, gioiello liberty in via Emilia San Pietro, che vive da anni sull’altalena. Per offrire prospettiva e continuità alla grande struttura, il Comune di Reggio si era messo a lavorare a inizio anno per cercare di ampliare l’offerta all’interno del mercato, ora rappresentata unicamente da Ovs. La catena veneta del pronto moda lavora bene ma sarebbe disposta a vedersi affiancare altre attività.
A furor di popolo ci sarebbero quelle legate alla ristorazione, dopo l’esperienza della libreria chiusa già da tempo. Diversi attori erano già stati chiamati al tavolo e qualche interessamento era stato raccolto. Poi il nulla, a causa ovviamente del blocco imposto dal Covid. Ora, però, a ridurre l’appetito degli spazi dentro il mercato sono anche le fosche prospettive dei consumi. Proprio per rivitalizzare il commercio in centro e il giro di clienti è necessario affrontare dei cambiamenti.
Ne va del futuro del centro storico di Reggio, centro commerciale naturale che nel giro di cinque anni ha visto sbarcare diverse catene dell’abbigliamento, come Ovs appunto, H&M, Calliope, così come un ingrandimento di marchi nostrani come Max&Co che ha occupato le grandi vetrine di piazza Prampolini. Ora, però, il rischio è quello della recessione. Per molti è difficile replicare i ricavi per metro quadrato assicurati dallo shopping fino al febbraio scorso.
Nel mezzo ci sono anche le vicissitudini delle coop azioniste della Galleria srl, la società titolare della concessione dei muri fino al 2050 del mercato coperto. Si tratta di Coopsette (70% delle quote) e Tecton (30%), entrambe in liquidazione coatta, che hanno messo in mano ai liquidatore la società partecipata.
Le coop avevano dato vita al project financing: pagando i lavori di ristrutturazione si erano viste concedere l’uso commerciale del mercato coperto. Il deterioramento delle condizioni economiche aveva già portato a un’estensione della concessione, con un abbassamento anche del canone di locazione concesso a Ovs, subentrata a Coin, gruppo al quale Ovs appartiene. La Galleria prosegue la sua attività ma l’amministrazione comunale è intenzionata a mediare una condivisione dello spazio redistribuendo i costi e facendo entrare altri soggetti per poter aumentare anche l’appeal del mercato che rianimerebbe anche quel quadrante di città. —
E.L.T.
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