Comer, operai in sciopero: «L’azienda non ci vuole»
Cavriago, almeno un centinaio di lavoratori ha incrociato le braccia per otto ore. I segretari Fiom e Uilm: «Una partecipazione alla protesta mai così alta»
CAVRIAGO. È partita col botto la vertenza dei 150 lavoratori dello stabilimento Comer di Cavriago che, dopo la giornata di assemblee con i sindacati, mercoledì11 giugno hanno fatto il primo sciopero utilizzando 8 delle 40 ore di astensione decise in assemblea. «E la partecipazione alla protesta non è mai stata così alta» affermano i sindacalisti Simone Vecchi, segretario generale Fiom Cgil, e Jacopo Scialla, segretario generale Uilm Uil. Almeno un centinaio di lavoratori ha incrociato le braccia a partire dalle 9 di ieri mattina e fino alle 16, incuranti di pioggia e, alla fine, anche grandine. Perché questa volta la posta è alta: la chiusura dello stabilimento di Cavriago con il trasferimento di tutte le maestranze nella sede di Reggiolo.
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Il trasferimento del primo centinaio di lavoratori – secondo quando l’azienda ha comunicato ai sindacati – dovrebbe avvenire entro il 7 settembre, per concludere l’operazione “trasloco” entro il 2021. La decisione della dirigenza dell’azienda è arrivata due giorni fa. I dipendenti hanno risposto con un “no” secco: «Noi da qui non ci muoviamo». «Tutte le aziende del territorio – affermano Vecchi e Scialla – vivono una situazione non facile, la crisi innescata dal Coronavirus nel mondo sta creando incertezze sul futuro. Ma nessuna azienda locale, nemmeno quelle controllate dalle multinazionali, sta affrontando la contingenza con un peggioramento così pesante delle condizioni di vita dei dipendenti». Da Cavriago a Reggiolo c’è un’ora di auto ad andare e una a tornare. «È evidente – dice Scialla – che si tratta di un’operazione che mira a una forte riduzione di quel personale che non riuscirà, per questioni famigliari o di salute, ad affrontare i viaggi. Nell’arco di poco tempo potrebbero andare via tra i 20 e i 30 operai».
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E c’è un’altra questione che fa montare la rabbia dei dipendenti: i 19 milioni di dividendi distribuiti negli ultimi due anni ai soci. «La Comer – affermano Vecchi e Scialla – non è un’industria in crisi», ed è uno dei motivi per i quali la riorganizzazione annunciata «ha provocato una situazione di sconcerto, paura e profonda delusione tra le maestranze». Una settimana, quella passata, scandita « da una confusione fotonica – è il giudizio del segretario Uilm – perché lunedì la Comer ci ha comunicato l’intenzione di rinnovare la cassa integrazione Covid, ed è il segnale di una difficoltà. Due giorni dopo le rsu ci hanno informato dell’intenzione dell’azienda di applicare la flessibilità, che sta a significare picchi produttivi, e dopo altri due giorni è arrivata la notizia della decisione di chiudere lo stabilimento. Questa situazione di confusione totale e le relazioni sindacali insoddisfacenti creano un clima di grande preoccupazione».
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Per Fiom e Uilm «resta incomprensibile che un’azienda sana chieda questo tipo di sacrifici ai dipendenti. Questa cosiddetta ottimizzazione non è altro che una riorganizzazione che punta a mantenere alto il profitto facendone pagare il costo ai lavoratori». Che, dal canto loro, esprimono delusione: « È chiaro a tutti – affermano i tre delegati sindacali – che sconvolgendo la vita dei lavoratori li si porterà, prima o poi, a cercarsi un’alternativa e a dimettersi. L’azienda, in questo modo, ci sta dicendo che non ci vuole».
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