Il Consorzio di tutela lancia in “Scaglie” un messaggio di fiducia
REGGIO EMILIA
Mangiare una “scaglia” di formaggio è una frase che da secoli fa parte del nostro linguaggio, perché il Parmigiano Reggiano può essere gustato a piccoli pezzi, tutti diversi, scalfiti dalla forma stagionata. E “Scaglie” è il titolo che il Consorzio di tutela ha dato al nuovo progetto editoriale online che valorizzerà i pregi del prodotto ma anche del territorio e della comunità che lo realizzano. Lo spazio (www.scaglie.it) racconta virtualmente come l’alimento nasce, viene lavorato e conservato e la netta connessione con la tipicità dei luoghi, la natura, la biodiversità, l’ambiente, la cucina, le tradizioni, la storia e la cultura delle cinque province da cui deriva. Un sito dunque pieno di contenuti arricchito da fotografie, video, test e podcast periodicamente aggiornabili per portare lo spettatore alla scoperta della filiera del Dop primo in Italia per valore di produzione. «Mostreremo a tutti i nostri valori – spiega Carlo Margini direttore marketing – e cosa rende unico il territorio e il Parmigiano Reggiano”.
Il primo numero, già consultabile, narra l’alimento e la filiera è attentamente descritta dalla produzione del latte alla sua lavorazione, alla stagionatura e confezionamento. Il racconto è titolato “Apertura”, termine che evoca sia l’avvio del progetto narrativo che quella di una forma del nostro formaggio e costituisce anche un messaggio di fiducia mentre è in corso la (ri)apertura del nostro Paese dopo il lungo lockdown. Ad introdurre è un editoriale del presidente Nicola Bertinelli che descrive finalità e caratteristiche di “Scaglie”. Poi c’è il racconto di una famiglia che ha realizzato il sogno di dar vita ad un caseificio nell’Appennino modenese. La parola passa quindi ai veterinari che garantiscono il benessere nelle stalle e le telecamere entrano in un caseificio per raccontare la storia della famiglia che lo gestisce. Non manca un focus sulla figura della “rezdora” prima di lasciare spazio allo chef stellato Massimo Spigaroli che svolge alcune riflessioni sulla gastronomia e sul territorio che conta 325 caseifici, 2.500 allevamenti e vede l’impegno di 50.000 persone che ogni anno trasformano il 16% della produzione nazionale di latte in oltre 3,75 milioni di forme destinate per il 60% al consumo in Italia e il 40% all’export. —
L.V.
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