Gazzetta di Reggio

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Le ipotesi 

Per i più piccoli fino ai 3 anni aperture pomeridiane estive

AM.P.

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REGGIO EMILIA

Nei giorni scorsi la riapertura dei centri estivi per la fascia 6-14 anni, adesso il via libera per la fascia 3-6 anni, e già si pensa a riattivare i servizi per i bambini di età 0-3 anni con l’ipotesi di riaprire i nidi nei mesi più caldi almeno al pomeriggio. Se la seconda parte dei centri estivi è stata presentata ieri mattina, ieri pomeriggio era prevista una videoconferenza con Bologna per lo step successivo dei piccolissimi: affinché si traduca in realtà occorre attender era prima bozza regionale.

«Non ci siamo dimenticati dei più piccoli – ha spiegato l’assessore Curioni – ma serve più tempo e più attenzione per costruire un’offerta adeguata per i bambini del nido. È chiaro che più l’età si abbassa e più i problemi pratici del rispetto delle regole si fanno delicati. Noi stiamo già lavorando alle linee guida e siamo orientati per questa estate ad aprire i nidi al pomeriggio».

L’assessore si è detta ottimista sull’eventualità di avere novità, a breve, anche per questa fascia di età, non nascondendo che si tratta di una corsa contro il tempo, visto che siamo già a metà giugno. Da parte sua il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi ha messo accento sullo sforzo organizzativo, composto da tavoli in cui si sono seduti tutte le diverse parti sociali che ruotano intorno all’educazione. «Non so più quante migliaia di tavoli ho aperto, ormai sono diventato un falegname…».

Al di là della battuta, ha proseguito il primo cittadino, «la scorsa settimana abbiamo dato il via libera a 2.600 ragazzi, oggi a 1.400: sono 4mila famiglie di bambini dai 3 ai 14 anni, uno sforzo enorme. Questo è un welfare universalistico. Lo spirito collaborativo è la cifra fondamentale del funzionamento della città negli ultimi mesi. Il modello precedente al Covid, quando ognuno andava per conto suo, non è più praticabile. La concertazione è diventata indispensabile per affrontare problemi complessi: dai mercati ai centri estivi, dagli impianti sportivi alla movida».

«I bambini hanno vissuto l’esperienza drammatica della pandemia, con effetti ancora sconosciuti: c’è bisogno di rimettere al centro la socialità tra i bambini interpretando le mutate condizioni in chiave reggiana – ha commentato il direttore dell’Istituzione Rinaldi –. È chiaro che il rischio zero non c’è e non potrà esserci, ma in questa fase dobbiamo provare a costruire un modello diverso. Sono sicuro che riusciremo a dare una risposta a tutte le domande pervenute».

Esiste tra l’altro secondo Rinaldi il tema di domande di iscrizione diseguali sul territorio. «Alcune strutture hanno ricevuto parecchie richieste, altre meno. Vedremo come distribuire in modo più omogeneo gli iscritti». —

AM.P.

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