Gazzetta di Reggio

Reggio

Prova di forza della sanità reggiana per riprogrammare oltre 80mila visite

Leonardo Grilli
Prova di forza della sanità reggiana per riprogrammare oltre 80mila visite

Tempi di attesa raddoppiati, agende da ricalibrare e addio a quasi tutti gli accessi diretti: così cambia l’Ausl provinciale

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. La sanità è da sempre per i reggiani motivo di orgoglio e vanto. Ma questo sistema, in molti aspetti un’eccellenza nazionale, non sarà più lo stesso. Almeno non per i prossimi anni. Se le competenze di medici e personale sanitario restano le stesse, a cambiare radicalmente è un’organizzazione che si era incentrata su accessi diretti, riduzioni al minimo delle attese e rapporti personali. Finché il Covid non sarò sconfitto completamente, tutto questo è spazzato via per sempre.

Un trauma per tantissimi reggiani, che infatti stanno subissando l’Ausl di telefonate e mail di protesta, che trova però un’ovvia spiegazione nelle norme anti-contagio, ancora più stringenti negli ambienti sanitari. Distanziamenti, igienizzazione degli ambienti e divieti di assembramento hanno prodotto un raddoppiamento netto dei tempi necessari a una visita: le prestazioni che prima venivano erogate in tre mesi, ora saranno smaltite in sei. A intoppare ancora di più la macchina della sanità vi sono poi le decine di migliaia di visite e controlli che sono saltati durante l’emergenza Covid e che ora vanno tutte riprogrammate.

Le visite da riprogrammare. A raccontare il quadro generale della situazione, proprio per raccontare ai cittadini lo sforzo che si sta compiendo da mesi, sono state tre dirigenti dell’Ausl di Reggio: Eva Chiericati, direttore amministrativo, Cristina Marchesi, direttore sanitario ed Eletta Bellocchio, responsabile unico di accesso.

Attualmente le attenzioni principali sono incanalate nel riprogrammare le prestazioni specialistiche cancellate relative al periodo marzo-giugno 2020, 147mila in totale, il 39% delle quali riguarda esami di laboratorio e il 30% le prime visite. Finora sono state ricollocate 65mila prestazioni, dando priorità ai pazienti con maggiori complessità patologiche e ai laboratori.

Tempi di attesa e riaperture. Il primo che è riuscito a ricollocare tutte le visite in sospeso, spiega la Bellocchio, «è stato il privato accreditato e questo ci ha consentito di riaprire le agende al Cup, fatta eccezione per alcune prestazioni critiche per la sicurezza, come endoscopia digestiva e oculistica. Le 82mila prestazioni ancora da ricollocare sono per lo più visite e diagnostica, i laboratori sono stati sistemati e la radiologia sarà la prima a riaprire al cittadino entro la fine di luglio, ad eccezione di un paio di prestazioni critiche, mammografie ed ecografie».

Per quanto riguarda le altre “riaperture” – ovvero la possibilità per i reggiani di iniziare a prenotare nuove visite – le tempistiche sono scaglionate in tre gruppi. Molte prestazioni torneranno operative entro giugno, altre fra luglio e agosto e infine le più critiche dal punto di vista della prevenzione anti-Covid verso la fine dell’anno.

«Entro l’estate – prosegue la Bellocchio – apriranno urologia, psichiatria, gli otorini, nefrologia, geriatria e reumatologia. Poi a ottobre e verso la fine dell’anno oculistica e odontoiatria e in parte l’endoscopia digestiva. Tre branche che richiedono un processo di sanificazione particolarmente stringente». Tempi lunghi ci saranno anche per pneumologia che, durante l’emergenza, è stata particolarmente sotto stress.

Le agende. Un altro fattore di rallentamento sono le “agende”, gli strumenti contenitore utilizzati per prenotare le prestazioni sanitarie con tempistiche predefinite. In provincia ve ne sono circa 5mila, metà delle quali riguardano i laboratori. A essere interessate dal processo di riprogrammazione sono 1.500 agende.

«Se nel pre-Covid facevamo una visita ogni 15 minuti – conclude la Bellocchio – ora in media ne eroghiamo una ogni 30 minuti, il 50% in meno di capacità di offerta. Questo nuovo distanziamento temporale che dobbiamo inserire ci costringe a ristrutturare le agende per distanziate le prestazioni. Stanno lavorando ininterrottamente a questo processo circa 13 persone al giorno. Ad oggi ne abbiamo riarrangiate 82 per il privato accreditato e quasi 800 per il pubblico».

Numeri verdi e attese. Vista l’impossibilità di recarsi agli sportelli Cup – eccezion fatta per prestazioni urgenti U e B – e nonostante la possibilità di prenotare esami e visite specialistiche anche nelle farmacie aderenti a Farmacup, dai medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, attraverso il Fascicolo sanitario elettronico o tramite con Cupweb, il collo di bottiglia in cui sono rimasti incastrati molti reggiani è il numero verde Cup: oggi più del 50% dei cittadini che chiamano o non ottengono risposta o si sentiranno dire che è necessario telefonare in seguito.

«Riceviamo circa 7mila telefonate al giorno – spiega la Chiericati – mentre la nostra capacità di risposta è poco più della metà, circa 4mila. Le altre vengono perse. Stiamo intervenendo con il potenziamento del Cup telefonico, prima avevamo 22 postazioni non occupate continuamente, oggi sono 32. Prevediamo anche l’incremento dell’orario, risponderemo dalle 8 alle 20. Stiamo lavorando alacremente ma siamo pieni di lamentele, ad oggi difficilmente un cittadino riesce a prenotare una nuova prestazione, accontentare tutti per adesso è una missione quasi impossibile».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google