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La vertenza  

«Comer ci dica se è in crisi o no»

«Comer ci dica se è in crisi o no»

Nuovo appello dei sindacati: «Se si tratta solo di incertezza non può ricadere sui lavoratori»

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CAVRIAGO

Si addensano gli interrogativi sul futuro dei 150 lavoratori della Comer di Corte Tegge, a Cavriago. L’azienda della meccatronica reggiana ha deciso di chiudere quello stabilimento per trasferire tutti i lavoratori nell’unità produttiva di Reggiolo. Una scelta già bollata nei giorni scorsi dai sindacati come «incomprensibile». Nel trascorrere delle ore, però, sembrano sommarsi le motivazioni possibili, che non sono solo legate allo spettro di riduzioni di personale nel medio periodo. Dietro potrebbero esserci chiaramente riduzioni di costi necessarie per recuperare margini, ma non sono escluse le ruggini tra la seconda generazione in Comer – che ora la dirige – con la prima generazione, che resta con una quota di minoranza. In vista dell’incontro che si terrà il prossimo 16 giugno, Fiom-Cgil e Uilm-Uil hanno intanto deciso di porre tre quesiti diretti all’azienda. Prima di tutto, scrivono i sindacati, i lavoratori vogliono sapere «se vi è una crisi in corso, quanto è grave». Domanda centrale per la trattazione della vertenza che si è aperta dopo la comunicazione – il fine settimana scorso – del trasferimento, accolto con uno sciopero immediato. «Quali sono i risparmi di un trasferimento (affitto, logistica eccetera) e quali i nuovi costi (nuovi affitti, acquisizione immobili, costo trasloco eccetera?», chiedono ancora i sindacati. La valutazione si basa anche sul fatto che i lavoratori dovrebbero per buona parte guidare per un’ora qualora la sede di lavoro si spostasse a Reggiolo. «Qual è il piano industriale per i prossimi anni per gli stabilimenti reggiani?» è la terza gamba della questione, posta da Fiom e Uilm in un comunicato le cui domande vogliono trovare ora risposta.

I sindacati spiegano la necessità di avere risposte chiare a queste domande proponendo un ragionamento: «Se l’azienda è davvero in crisi, tanto da chiedere un sacrificio pressoché insostenibile ai suoi lavoratori, se la crisi economico-finanziaria è strutturale, se la dimensione di questa crisi mette a rischio tanti posti di lavoro e il futuro stesso dell’azienda, allora questa va resa trasparente». Se poi «dietro quest’improvvisa decisione che stravolgerebbe le vite dei dipendenti c’è qualcosa che ancora non sappiamo va esplicitata al più presto – aggiungono Fiom e Uilm – vanno coinvolti lavoratori e rappresentanti dei lavoratori di tutti gli stabilimenti e va aperto un confronto su questa crisi generale». Ma «se invece l’azienda ha un momento di incertezza, come tutte le imprese in questa fase, dovuto alla contingenza, allora si tratta di un trasferimento che non può essere accettato considerate le enormi ripercussioni sulle persone. Si tratta di scelte che non possono essere fatte senza considerare le ricadute su chi, con il proprio lavoro, tutti i giorni partecipa alla crescita dell’azienda».

L’annuncio della chiusura dello stabilimento Comer di Cavriago è stato un fulmine a ciel sereno per tutti, che ha colpito all’improvviso i lavoratori, la comunità della Val D’Enza e tutta la provincia di Reggio Emilia. «Si parla di “ottimizzazione” – concludono Simone Vecchi, segretario generale Fiom-Cgil e Jacopo Scialla, segretario generale Uilm-Uil – sono eufemismi che rivelano una cortina fumogena: cosa vuole dire? Ai dipendenti va detta la verità e se c’è una crisi bisogna parlarne apertamente».

I sindacati intanto annunciano che domani mattina, alle 9, saranno accolti dal sindaco di Cavriago, Francesca Bedogni. E che le iniziative sindacali nei prossimi giorni proseguiranno con scioperi a sorpresa, anche brevi. In attesa dell’incontro del 16 giugno con la direzione di Comer, data per la quale si attendono risposte precise ai quesiti avanzati.

Una situazione che porta tensione all’interno del gruppo industriale che conta ricavi per 404 milioni nel 2019, anno chiuso con un utile di 16,3 milioni di euro. —

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