Gazzetta di Reggio

Reggio

l’appello 

«Stiamo facendo il massimo ma i cittadini siano pazienti»

l. g.

La direttrice sanitaria dell’Ausl Cristina Marchesi si rivolge ai pazienti della provincia:  «Cercate di procrastinare tutte le visite non urgenti»

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reggio emilia

Il contesto in cui si trova ad operare la sanità reggiana è così complesso e critico che gli sforzi del solo personale medico potrebbero non bastare. Per non rischiare un collasso che non è avvenuto nemmeno durante il picco dell’epidemia sarà necessaria la collaborazione attiva anche dei cittadini reggiani.

Per questo le parole di Cristina Marchesi, direttrice sanitaria dell’Ausl, sono un vero e proprio appello alla responsabilità: «Noi stiamo utilizzando tutto quello di cui disponiamo. Ci stiamo facendo aiutare anche dal privato accreditato che tuttavia non ha risorse illimitate, sono quelle cinque società come Villa Verde o Villa Salus. Stiamo cercando anche strutture fuori provincia, poi sarà il paziente a dover accettare se andarci o meno. Ma quello che chiediamo ai cittadini è di avere un po’ di pazienza, il fatto di ricollocare tutte queste persone rende difficile avere delle possibilità per le nuove prescrizioni, i reggiani cerchino di procrastinare tutte le visite procrastinabili fermo restando che tutte le attività urgenti indifferibili non sono mai state interrotte nemmeno durante il Covid».

Necessario anche un «richiamo alla puntualità – prosegue la Marchesi – non si deve arrivare prima alle visite per evitare di creare code. Io lo vedo con mio padre ad esempio, che è abituato ad andare un’ora prima». La situazione insomma, ammette apertamente la direttrice sanitaria, «è difficile. La ripresa delle attività che è iniziata per noi come per la altre attività produttive segue regole nuove che non sono paragonabili a quelle che avevamo prima. Soprattutto noi dobbiamo osservare le disposizioni su assembramenti, distanziamenti e sanificazione che hanno raddoppiato le tempistiche. A marzo, aprile e maggio, come anche nei mesi successivi, avevamo e abbiamo tutte le agende piene di prime visite, primi esami ed esami di controllo che ora sono tutti da ricollocare. Ma dove ci stavano due appuntamenti ora ce ne sta uno, è come una persona che cerca di entrare in un vestito troppo stretto: è chiaro che non ci si sta. Le agende sempre aperte, un unicum di questa provincia, appartengono ormai alla nostra vita passata».

A questo si aggiungono poi i problemi di personale: «Durante l’emergenza abbiamo sovvertito tutta la rete ospedaliera – conclude la Marchesi – creato 750 posti letto, riattivato strutture chiuse come la lungodegenza da Albinea, tutte cose che hanno assorbito personale che proveniva da altre strutture e che ora sta rientrando. Anche nelle residenze per anziani abbiamo inserito molti professionisti che torneranno alle loro mansioni originarie ma non completamente. Dobbiamo continuare a supportarle». —

l. g.

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