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Addio a 73 anni a Paolo Pagliani scrittore, pensatore e volontario

Alessandro Cagossi

Tante le lettere inviate alla Gazzetta e pubblicate sui temi di stretta attualità Scriveva: «Noi occidentali dovremmo mettere davanti agli occhi gli ultimi»

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NOVELLARA

Si sono tenuti ieri nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano i funerali di Paolo Pagliani, sopraffatto a 73 anni da una malattia contro cui lottava da alcuni mesi. Da tempo in pensione, Pagliani era un perito agrario che aveva lavorato per la Bayer nel campo fitosanitario, poi assieme ai familiari aveva rilevato un’attività commerciale a Brugneto di Reggiolo. La sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio in paese, dove era conosciuto per la passione per la scrittura e per il suo impegno civico alla Caritas e nei gruppi Alcolisti anonimi di Reggio e provincia.

Intellettuale di estrazione cattolica, in eredità alla comunità novellarese Pagliani lascia articoli, editoriali e libri che rappresentano riflessioni umane e sociali sul senso della vita. Scriveva spesso al direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sottoponendogli il suo punto di vista su temi di stretta attualità. Risale al 10 gennaio di quest’anno l’ultima lettera pubblicata, in cui Pagliani rifletteva sul significato della solidarietà: «C’è una gioventù che scende pacificamente in piazza per chiedere che i politici facciano meglio il loro dovere e non diffondano odio e disprezzo. Ci sono volontari che servono ogni giorno alle mense e agli alloggi per senzatetto. Ci sono gruppi di persone che organizzano la solidarietà e risanano quartieri degradati».

Pagliani scriveva spesso anche editoriali sulle pagine e sul sito della rivista mensile di Novellara “Il Portico”. Durante il funerale, alcuni delle riflessioni di Pagliani sono stati lette da don Nino Ghisi, di cui era grande amico.

Nel 2016 aveva pubblicato il suo quarto libretto dal titolo “Riflessioni giornaliere”, che seguiva quelli usciti nel 2010, 2011 e 2013. Il ricavato delle sue opere fu sempre devoluto alla Caritas locale. Il testo comprendeva frasi o aforismi di personaggi importanti della storia (Cicerone, Seneca, Gandhi, e altri), seguiti da riflessioni di Pagliani, in alcuni casi profonde, in altre più leggere. «Una persona affamata – aveva scritto Pagliani nel libro – non solo non è libera, ma è anche annientata nelle sue capacità di creazione. Eppure noi siamo assuefatti a tollerare questo scandalo, riducendoci solo a provare un brivido quando in televisione passano figure strazianti di denutriti. Noi occidentali che abbiamo solo problemi di dieta, dovremmo più spesso mettere davanti ai nostri occhi i volti degli ultimi e dei miseri».

Pagliani lascia la moglie Nardina, i figli Filippo e Matteo, le nuore Alessandra e Monica, i nipoti Irene, Enea e Margherita, il fratello Giorgio, il cognato Renato, la cognata Cesarina, altri parenti e tanti amici. La famiglia ha disposto che eventuali offerte in sua memoria vadano a favore della Caritas di Novellara, cui Pagliani era molto legato. —

Alessandro Cagossi

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