Arma illegale, il 61enne agli arresti domiciliari «Non c’entro col clan»
SANT’ILARIO
Non è più in carcere, ma agli arresti domiciliari, l’imprenditore 61enne Domenico Cristello finito nel ciclone dell’operazione antimafia (22 indagati, di cui 16 finiti in cella) nei confronti della cosca con base a Seregno (Monza) e ramificazioni ’ndranghestiste in tutta la Brianza. La decisione è stata presa ieri mattina dal gip Andrea Rat che, dopo aver interrogato l’imprenditore, ha convalidato l’arresto e ritenuto adeguata una misura restrittiva più soft. Ora gli atti prendono la strada della Procura lombarda.
All’alba di giovedì i carabinieri hanno bussato – a Sant’Ilario – alla porta del calabrese Cristello. Per quest’uomo – incensurato e non raggiunto da nessuna misura cautelare – c’è comunque un mandato di perquisizione. Gli inquirenti sospettano, alla luce di alcune intercettazioni, che l’imprenditore possa avere avuto dei contatti con il cugino Umberto Cristello (figura di primo piano di quest’inchiesta che ruota proprio sulla “famiglia” Cristello, originaria di Vibo Valentia), da cui nel primo pomeriggio del 27 dicembre 2017 avrebbe avuto un’arma illegale, poi pagata il 21 gennaio successivo. E durante la perquisizione nella casa santilariese è spuntato un revolver calibro 38 special (non censito) e 49 proiettili dello stesso calibro: vengono sequestrati e l’imprenditore è arrestato con l’accusa di detenzione illegale di arma. Ieri – in videocollegamento dal carcere – l’imprenditore si è difeso. «Il mio assistito non è coinvolto con l’operazione antimafia – replica il difensore Marco Albino Volpi, contattato dalla Gazzetta – si è solo procurato quell’arma perché non si sente sicuro nel quartiere dove vive con la famiglia. Fra l’altro il revolver è stato trovato dove lui lo tiene da tre anni, cioè nel comodino vicino al letto. Non ha denunciato la pistola perché con il cognome che porta temeva non gliela facessero temere. I contatti con il cugino Umberto? Sequestrato il cellulare, avranno trovato dei messaggi fra loro, ma con il clan il mio cliente non c’entra, è un imprenditore edile onesto, con diversi cantieri aperti». —
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