«Ci sono ancora 40 località senza copertura telefonica»
La denuncia della Lega che, dopo l’annuncio di investimenti regionali, auspica impegno e accordi per colmare questo gap
VENTASSO
«Banda larga, solo nel territorio reggiano vi sono ancora 40 territori senza copertura telefonica». Lo segnalano i consiglieri regionali della Lega, Gabriele Delmonte e Maura Catellani, commentando l’annuncio da parte della Regione di investimenti sulle connessioni in Appennino.
Il Comitato nazionale Banda ultra-larga ha destinato all’Emilia-Romagna 49 milioni, euro, parte di questi dovrebbero servire per superare un annoso problema delle vaste aree di montagna in cui la connessione telefonica e le forniture di banda per internet sono ancora frammentari. Nell’anno in cui si parla della montagna come meta privilegiata per il turismo, residenziale e non, l’argomento è quanto mai sentito. Il bando per la prima casa in montagna ha generato interesse, molte persone hanno professioni in cui la necessità della presenza in stabilimenti e uffici non è prevista, e potrebbero operare coi loro computer anche dalle proprie case. In un’eventualità simile, l’Appennino diventa una soluzione interessante.
Ma per questi sviluppi la presenza di buone connessioni telefoniche e soprattutto di forniture di flusso dati per internet è prioritaria. Impossibile lavorare a distanza senza una banda robusta, non soggetta a cali. E dalla collina al crinale, per la conformazione del territorio e per collegamenti in molti casi non aggiornati, il problema esiste. Con altri 24 milioni di euro la Regione collegherà alla rete in fibra ottica di Lepida tutte le scuole che ancora non sono state raggiunte dalla banda ultra-larga. Un progetto a quattro mani tra l'assessore regionale all'Agenda digitale e alla Scuola, Paola Salomoni e l'assessore regionale alla Montagna, Barbara Lori, rilanciato sulla spinta dell’emergenza. Il quadro rimane complicato.
«Nella sola provincia di Reggio sono quasi 40 le località che denunciano problemi nella ricezione del segnale solo per i telefoni cellulari», fanno presente Delmonte e la Catellani citando una ricerca della fine del 2019 curata dall’Uncem, l’Unione nazionale comunità enti montani, che rappresenta 3 mila 850 comuni italiani. «I dati della ricerca evidenziano un grosso gap rispetto alle città e alla pianura, sulla copertura telefonica nelle zone montane», si sottolinea. E segue un lungo evento di punti “bui”. A Castelnovo Monti si parla di Rivolvecchio della frazione di Felina, del Quartiere Peep di Fontanguidia e Casalino, la frazione di Gombio. Vi sono anche Villa Minozzo (Civago, Morsiano, Case Rossi, Gova, Gazzano, La Romita, Fonti di Poiano, Segalara, Fontanagatta, rifugio San Leonardo al Dolo, rifugio Emilia 2000, rifugio San Lorenzo, rifugio Armaduk, rifugio Segheria Abetina Reale), Vetto (Piagnolo, Vidiceto, Scalucchia, Crovara, Casalecchio, Castellaro, Lulseto, Legoreccio, Maiola, Roncolo, Donadiolla, Santo Stefano, Montepiano, Spigone, Pineto e Costaborga), Carpineti (frazione Torre, Via Mulini Valle del Tresinaro nei civici dal 43 al 58), Ventaso (Ospitaletto, Borgo Case Bracchi, Caprile, Vaglie, Passo di Pradarena, Rifugio Bargetana, Rifugio Battisti), Scandiano (Mazzalasino) e Correggio (Prato). La rete telefonica «rappresenta un bene fondamentale a livello sociale e lavorativo, come la stessa emergenza Covid ha dimostrato. È necessario stringere ulteriori accordi con le aziende proprietarie delle linee per incentivarle ad installare altri ripetitori e chiedere impegno». —
Adr.Ar.
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