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Il giudice Morlini si è dimesso dall’Anm

Tiziano Soresina
Il giudice Morlini si è dimesso dall’Anm

Su di lui l’Assomagistrati ha aperto da un anno un’istruttoria. La toga reggiana al centro anche di un’azione disciplinare

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

Il “caso Palamara” continua a far parlare di sé anche in chiave reggiana, perché ieri ha rassegnato le dimissioni dall’Associazione nazionale magistrati (Anm) il giudice Gianluigi Morlini.

Nel giugno scorso il magistrato reggiano – alla luce delle prime rivelazioni emerse su un discusso dopo cena con il parlamentare Luca Lotti a cui aveva partecipato quando ancora era presidente della Quinta Commissione del Csm che si occupa delle nomine ai vertici degli uffici giudiziari,– si era difeso allontanando da sé qualsiasi accusa su quello che è stato definito lo “scandalo nomine”, prima autosospendendosi e poi dimettendosi dal Csm, fino al suo ritorno a Reggio, nel giugno scorso, quando il plenum del Csm ha preso atto delle sue dimissioni da consigliere e lo ha assegnato al tribunale di Reggio Emilia con lo stesso ruolo che ricopriva prima di approdare a Palazzo dei marescialli.

Un mese dopo, nel luglio 2019, anche a carico del giudice Morlini era partita l’istruttoria dei probiviri dell’Anm sui magistrati coinvolti nel cosiddetto “scandalo delle nomine”. Un’istruttoria che potrebbe sfociare con l’espulsione. E ieri, a sorpresa, sono giunte le dimissioni del magistrato reggiano formalizzate alla giunta regionale dell’Anm che le ha accolte, per poi trasmetterle a Roma al Comitato direttivo centrale sempre dell’Anm affinché prenda posizione. A questo punto le strade possono essere due: l’accoglimento viene sospeso in attesa della decisione dei probiviri (che si riuniranno fra otto giorni, riportando in quella sede l’esito dell’istruttoria, ndr), oppure le dimissioni vengono subito accolte. Parallelamente nei confronti di Morlini e di altre quattro toghe è partito l’iter disciplinare, connesso al “caso Palamara”, che sta terremotando il cuore delle istituzioni rappresentative della magistratura, restituendo un’immagine delle toghe tale da aver indotto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede a rimettere in cima all’agenda politica il tema della riforma del Csm.

La Procura Generale della Cassazione ha già «esercitato l’azione disciplinare nei confronti di Luca Palamara per il quale è stata chiesta e ottenuta la misura cautelare della sospensione dalle funzioni e dallo stipendio confermata dalle sezioni unite civili della Corte di Cassazione in data 15 gennaio del 2020. E tale azione è stata esercitata anche nei confronti dei componenti del Csm poi dimessisi, cioè Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli Antonio Lepre, Luigi Spina ed appunto Gianluigi Morlini».

Il giudice reggiano ha sempre sostenuto che «ciascuna delle decisioni è stata da me presa in piena coscienza ed in perfetta autonomia, senza condizionamento alcuno dalla politica, dall’esterno o da chicchessia; e si tratta tra l’altro di decisioni distoniche rispetto a pretesi accordi raggiunti al di fuori dell’attività consiliare di cui si parla in alcuni articoli di stampa». Ora l’ulteriore mossa delle dimissioni dall’Anm, che tuttavia il giudice non riconduce allo “scandalo nomine”, definendola invece una scelta autonoma legata a un interesse venuto meno rispetto a un impegno nell’associazione . —

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