La competizione fra Parma e Reggio augura buon viaggio. Ad alta silenziosità
L’editoriale del direttore Stefano Scansani: la richiesta della città ducale di treni superveloci scuote la politica. E conferma che la stazione Mediopadana resta un’incompiuta.
REGGIO EMILIA. Parma vuole l’alta velocità. E Reggio che cosa risponde? Il vicesindaco nella seduta del consiglio comunale di lunedì scorso ha dribblato la domanda con uno “spiegone” su quel che diventerà la stazione Mediopadana, e negando l’esistenza di competizione fra le città perché essa è diventata collaborazione. Pratissoli ha anche impartito la stanca lezioncina: “Non è interesse del Comune seguire i titoli dei giornali”.
Provi il vicesindaco a ribaltare così la sua frase: “Non è interesse dei giornali seguire le decisioni del Comune”. Le piacerebbe, vero? Invece no. Noi ce la mettiamo tutta per arrivare fino in fondo alle notizie, per un unico fondamentale obiettivo: l’interesse dei cittadini. Cosa che deve essere praticata anche dall’ente che rappresenta. Credo.
E bravo il vicensindaco. Che ci sia disinteresse comunale lo abbiamo capito, perché né lui né nessuno degli attori di questo contenzioso parmigiano-reggiano fino ad ora si è davvero grattugiato sulla pretesa della città ducale che vuole una fermata a Baganzola, per le sue Fiere.
Per grattugiato intendo cavar fuori la verità, metterci la faccia, esporsi.
Il presidente della Regione come l’assessore ai Trasporti emiliano-romagnoli, quanto la ministra, hanno deciso di non proferire parola. Nessuno, quindi, ha negato l’esistenza di una promessa fatta a Pizzarotti in vista delle comunali 2022. Promessa Pd, sbocciata durante la campagna per le regionali del gennaio scorso.
Ma siccome nessun Pd vuole scornarsi pubblicamente per la sua città-stato contro quella di quell’altro, ecco che vige il balbettìo, che emerge una mezza verità. Sì, è stato commissionato uno studio per verificare come sarebbe e funzionerebbe una qualche fermata di Freccerosse a Parma, a svantaggio o in alternativa alla stazione Madiopadana di Reggio. Nel gergo politico “commissionare uno studio di fattibilità” significa tirarla per le lunghe ed evitare così di prendere posizione o decidere.
Mi pare di capire che, siccome è stata spesa la promessa regional-bolognese a Parma, ora bisogna arrivare alle sue elezioni comunali “studiando”, sommuovendo unicamente carte. Così da non scontentare il parmigiano e il reggiano. Perché per il primo si sta facendo il tempo della propaganda elettorale, per il secondo quello della disillusione.
Esagerato? No. Scrivo disillusione perché la stazione Mediopadana – come ho annotato mercoledì – con la pretesa di Parma, rischia di diventare Mezzopadana. Perché il nodo progettato da Santiago Calatrava e inaugurato nel 2013, è irrisolto, incompiuto. Semplicemente perché non è ancora mediopadanizzato: si collega solo a sé stesso. Per raggiungerlo bisogna andarci in automobile così che il parcheggio esterno è ipertrofico rispetto ai due binari (quelli di fermata, verso nord e verso sud) che scorrono dentro l’origami bianco. Manca l’efficace raccordo ferroviario di collegamento con il settentrione (Lombardia e Veneto), è privo di interconnessioni rapide e funzionali su ferro con le città vicine come Parma, Modena, Cremona, Mantova…
L’incompiutezza della Mediopadana allora spinge le città intorno a conquistarsi una porzione di alta velocità. Parma in testa, forte del suo tessuto economico, il flusso degli affari, l’attività delle Fiere, e forse un ripensamento del suo ruolo nelle infrastrutture strategiche sulla via Emilia. A Parma era toccato l’aeroporto, a Reggio la ferrovia. L’esito è paradossale: gli aerei sono deragliati, i treni sono decollati.
Ma c’è dell’altro, contenuto nella lettera degli ex assessori comunali della giunta Lavagetto, Anedda e Rutigliano, in una Parma di vent’anni fa. Ricordano che in cambio della Mediopadana a Reggio, alla città ducale furono destinati miliardi e miliardi (di lire) per la realizzazione di opere pubbliche, più la fermata nella stazione cittadina di non meno di 8 treni ad alta velocità. Condizioni che le successive amministrazioni di quella città non sono riuscite a far rispettare, o si sono date altri obiettivi.
La concorrenza fra città confligge e contraddice il senso della stazione Mediopadana che – seppur incompiuta – serve un territorio, un’area vasta, grandi numeri. Prima della pandemia: 75 treni al giorno, un milione e mezzo di passeggeri all’anno.
Proprio la concorrenza fra città vede l’intrepido Salvini cavalcare le pulsioni parmigiane indicando in Prodi colui che avrebbe assegnato a Reggio la stazione intermedia fra Milano e Bologna. Se dunque dovesse esserci antagonismo fra municipi di colorazione Pd o sfumatura Pd, essi rischiano di fare il gioco leghista, cascando nei frazionamenti, negli orti e nelle appartenenze d’una perenne campagna elettorale. Qui sta il problema.
Ne è convinto il sindaco di Reggio, Vecchi, che lunedì in Sala del Tricolore ha fatto replicare il suo vice alle domande della Rubertelli, preferendo affidare la sua contrarietà ai doppioni parmigiani, su Facebook. Social aeriforme, friendly, zero istituzionale. Ne è sicuro il sindaco di Parma, Pizzarotti che mercoledì ha risposto così alla Gazzetta di Reggio: “Eviterei di entrare nel rimpallo tra territori”.
Quindi chi è l’artefice della richiesta parmigiana? Nessuno? Allora si è autogenerata? Ha ragione Pratissoli quando dice “Non è interesse del Comune seguire i titoli dei giornali”? Pertanto la richiesta dell’alta velocità a Parma ce la siamo inventata noi. L’alta silenziosità, loro.
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