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Reggio Emilia, addio a Sofia Reverberi: morta a 21 anni la ragazza con la voglia di lasciare il segno

Leonardo Grilli
Reggio Emilia, addio a Sofia Reverberi: morta a 21 anni la ragazza con la voglia di lasciare il segno

Uccisa da un arresto cardiaco, scrivere era il suo mondo. Oggi sarebbe stato il suo 22esimo compleanno, il suo “testamento”: «Vorrei restare nei cuori di molti»

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REGGIO EMILIA. La sua vita e le sue parole erano l’esempio perfetto di come le difficoltà possano tramutarsi in opportunità, di come andare avanti senza arrendersi mai mettendo sempre al primo posto l’amore e la sensibilità verso gli altri. Tutto questo e molto altro ancora era Sofia Reverberi, per tutti semplicemente Sofy, una ragazza straordinaria morta giovane, troppo giovane, ad appena 21 anni.

Una vita breve ma passata intensamente, sorridendo nonostante le avversità che fin da piccola l’avevano colpita. Prima una malformazione cardiaca che la costringe a sottoporsi a una complessa operazione chirurgica. Ma nonostante la giovane età Sofia non molla, lotta e si riprende completamente. Poi la diagnosi di una forma di autismo che le impedirà per sempre di esprimersi a parole. Anche qui però combatte e impara a esprimersi attraverso strumenti elettronici e la tecnica della Comunicazione facilitata fino a dominarla completamente. E ben presto quelle parole si trasformano nel suo universo, a volte nel suo rifugio, un mezzo per far sapere a tutto il mondo quello che aveva dentro e cercare di migliorarlo in ogni modo.

Frequenta le scuole, si diploma al Matilde di Canossa e con i suoi scritti vince molti concorsi letterari anche fuori regione. Quindi all’interno della struttura Ovile inizia un percorso di sostegno dedicato ai ragazzi con disabilità per imparare attività legate ai lavori quotidiani. E oggi avrebbe festeggiato il suo 22esimo compleanno.

Poi, mercoledì, la tragedia. Sofia ha un malore nella notte, probabilmente un arresto cardiaco, che non le lascia scampo: quando il padre si accorge che qualcosa non va è troppo tardi. A raccontare quanto accaduto è il papà stesso, Luca, con il dolore nel cuore: «Mercoledì quando si è trattato di preparare la mia uscita da casa, perché parto presto per lavoro, ho notato Sofia che era riversa nel letto in maniera innaturale, con il viso verso il basso. Allora sono entrato e ad alta voce, lo ricordo ancora, le ho detto “Sofy, ma come stai dormendo?”.

Quando ho visto che non reagiva ho pensato “miseria come dorme forte” e l’ho scossa, ma lei non reagiva. Solo quando l’ho voltata mi sono accorto che non stava respirando». A quel punto il padre ha urlato chiamando in soccorso la moglie Patrizia e il fratello minore di Sofia, Andrea, che ha iniziato a farle quel massaggio cardiaco che aveva imparato proprio per poter essere in grado di aiutarla. Massaggio poi proseguito per 40 minuti anche dai medici inviati dal 118, inutilmente. Sofy era già morta da tempo.

«Sofia era una ragazza dai trascorsi difficili ma era straordinaria – prosegue il padre – si esprimeva solo tramite comunicazione facilitata con dispositivi informatici. Abbiamo degli scritti toccanti dove si vede tutta la sua ricchezza d’animo e sette anni fa ha lasciato anche quello che consideriamo una sorta di suo testamento. Lo abbiamo riletto in questi giorni, e sono cose che ti fanno pensare. Grazie alla sua capacità di scrittura ha vinto più di un premio letterario, alcuni sono anche stati ritirati in Sala del Tricolore di fronte a una giuria».

I funerali di Sofy si svolgeranno domani alle 15 nella chiesa di Sant’Anselmo, al Buco del signore, alla presenza di don Giancarlo. Il parroco che più di tutti l’aveva seguita quando Sofia frequentava il Grest e che ora vuole salutarla in un ambiente a cui lei era molto legata.

Il testamento. Se il genio della lampada potesse esaudire tre dei tuoi desideri, cosa gli chiederesti? Si intitola così lo scritto che la famiglia di Sofia considera una sorta di “testamento” lasciato dalla giovane. Una domanda alla quale Sofy risponde con una profondità e un’empatia difficilmente eguagliabili. E soprattutto con una maturità che possiede solo chi ha superato grandi ostacoli, resa ancora più sorprendente se si considera che quelle parole sono state scritte sette anni fa, quando la giovane aveva appena 15 anni.

«Ti confesso che i desideri da esaudire sarebbero più di tre – scrive Sofia – ma io non conosco nessun esito finale che abbia portato ad un successo simile al soddisfare uno dei desideri più bramati. Io vorrei essere una persona normale con tutto ciò che comporta questa condizione, direi fino a stare bene e morire da normodotata. Io sarei felice di essere capace di parlare e di dire tutte le cose che ho dentro di me ma fino a che non troveranno la cura all’autismo tutto ciò non sarà possibile».

Forse, conclude, «un desiderio si potrebbe avverare, direi che vorrei continuare ad usare la cf (Comunicazione facilitata, la tecnica usata da Sofia per scrivere, ndr). Io posso esprimere il mio pensiero solo con questa tecnica. Direi che non ci sono terapie di logopedia che mi permettono di usare il mio linguaggio in modo così chiaro e inequivocabile, diverso dagli altri come posso fare con la cf. Io direi forse che non imparerei a ipotizzare un futuro senza cf., una potente tecnica che non ti impedisce di rimanere te stesso in una relazione paritaria con gli altri. Un altro desiderio forte è quello che rimanga il segno di me in qualche parte della terra. Vorrei che io rimanessi impressa nei cuori di tanta gente. Sul mio conto direi che sono stata silenziosa ma molto incisiva, vorrei che mi si ricordasse così. Vorrei morire in pace sapendo che tutti mi hanno voluto bene e che io ho potuto ricambiare il loro affetto. Ti dico che mi piacerebbe che tutte queste cose si potessero avverare, solo così potrei dire che la mia sofferenza è servita ad altri».

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