Campi estivi delle parrocchie: riparte solo uno su cinque
In provincia ne apriranno 37 rispetto ai tradizionali 200 Don Pagliari: «Ma non abbiamo ricevuto tante richieste»
REGGIO EMILIA Si temeva che sarebbe stata una corsa alle iscrizioni, con centinaia di genitori costretti a dover cercare soluzioni alternative per i propri figli, ma per ora così non è stato. Anzi. Nonostante l’offerta dei centri estivi proposta dagli oratori reggiani sia drasticamente calata a causa delle norme anti Coronavirus, le domande pervenute alle parrocchie sono ancora meno. Se a cominciare da domani ripartiranno, gradualmente, un totale di 37 Grest (Gruppi estivi dedicati ai più piccoli) contro i circa 200 che abitualmente esistevano nella diocesi di Reggio, ad oggi molto meno del 50% delle famiglie ha prenotato un posto per il proprio figlio.
A raccontare la situazione delle nostre parrocchie è don Carlo Pagliari, direttore della Pastorale giovanile della diocesi, che da mesi sta seguendo in prima persona la complessa vicenda delle riaperture e proprio ieri ha iniziato a consegnare le mascherine a parroci ed educatori che inizieranno domani.
«Gli oratori ripartiranno scaglionati – spiega don Pagliari – lunedì scorso ha aperto solo quello di Sant’Anselmo a Reggio e domani apriranno altri 15 nel resto della diocesi. Via via cominceranno anche gli altri, fino ad arrivare a un totale di 37 realtà. Ma ci sono anche unità pastorali con quattro o cinque parrocchie che gli anni scorsi facevano un Grest per ognuna, mentre oggi ve ne sarà solo uno spalmato sulle però sempre stesse parrocchie».
Il problema che ha la diocesi è lo stesso che devono affrontare anche gli altri centri estivi: necessità di spazi più ampi per un numero ridotto di utenza. «La differenza – prosegue il don – è che noi non siamo professionisti, è tutto basato sul volontariato. In montagna ad esempio riusciranno a riaprire solo due unità pastorali, Castelnovo Monti e Villa Minozzo, non è facile per chi lo fa per lavoro, che deve aumentare i costi, e non lo è per le parrocchie. La cosa positiva è che abbiamo risposto e stiamo facendo tutto il possibile».
Nonostante questo, forse ancora per timore di un contagio, molte famiglie non hanno ricontattato le parrocchie: «Non c’è la coda a registrarsi ed è difficile capire il perché, se giri per strada non hai la percezione di un paese spaventato. I ragazzi sono tutti fuori ma le iscrizioni non sono tante. Come iscrizioni al momento siamo molto al di sotto del 50%».
Peculiarità di alcune parrocchie, inoltre, sarà quella di dedicarsi unicamente agli adolescenti. Saranno una decina di unità pastorali «che propongono offerte solo per l’adolescenza – prosegue don Pagliari – continuando un percorso educativo che negli oratori dura tutto l’anno. Altri hanno scelto invece di avere come animatori dei ragazzi delle superiori. Credo che sia bello, siamo stati chiamati a una grande creatività e abbiamo risposto con quella tipica dell’oratorio, siamo felici per quelle che erano le premesse».
Al centro dell’offerta delle parrocchie, ovviamente, non vi è solo l’aspetto ludico ma anche quello educativo in ottica cattolica: «Spesso chi propone qualcosa agli adolescenti – precisa ancora il responsabile della Pastorale giovanile – spesso li paga per lavorare. Io invece credo fortemente che i ragazzi vadano aiutati, per diventare uomini, a imparare la logica della gratuità e del mettersi a servizio. Questo è un punto di forza nella comunità cristiana. Qualcuno è affascinato dal fatto che gli danno 100 euro a settimana ma è bello che possano misurarsi con ciò che conta di fondo».
Altro aspetto che sta dando molto lavoro agli organizzatori della diocesi è il tema dei diversamente abili. Tante sono le parrocchie che «si sono rivolte a noi – conclude don Pagliari – per chiederci come comportarsi con chi ad esempio ha gravi disabilità» che rendono difficile conciliare norme anticontagio con il contesto di un campo estivo. L’educatore deve necessariamente «essere molto più attento e avere dispositivi di protezione più adeguati. Diocesi e uffici pastorali delle salute stanno lavorando a un progetto di Gocce di speranza, associazione che segue i disabili tutto l’anno, che sta cercando di risolvere questa questione. Abbiamo pensato di fare delle attività estive dedicate solo a queste disabilità e stiamo studiando come fare, probabilmente ci appoggeremo a due o tre parrocchie. Sono proprio queste le persone che richiedono di attenzioni e hanno bisogno di uscire, anche per dare un sollievo ai genitori dopo la quarantena». —
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