Coopsette, chiesto il processo per gli ex dirigenti
Sono imputati in un filone dell’inchiesta sui materiali forniti per la costruzione del grattacielo delle Regione Piemonte
REGGIO EMILIA
Otto richieste di rinvio a giudizio sono state presentate dalla procura di Torino in un filone di inchiesta relativo alla costruzione del grattacielo destinato a ospitare, nel capoluogo piemontese, gli uffici della Regione Piemonte. Un grande cantiere affidato all’epoca a Coopsette, il colosso della cooperazione reggiana poi sostanzialmente fallito anche sotto il peso delle inchieste. Una di queste riguardava proprio il grattacielo della Regione Piemonte. Ora è giunta la richiesta di rinvio a giudizio, che riguarda funzionari dell’ente e amministratori di società fornitrici, compresa Coopsette. Per cinque di loro è stato ipotizzato il concorso in un peculato da 15 milioni di euro versati dalla Regione per opere mai eseguite o materiali mai entrati in cantiere.
I fatti risalgono al 2014-2015, e si riferiscono a materiali non adeguati come le piastrelle o mai forniti nell’ambito di contratti di appalto stipulati fra la Regione Piemonte e la Torre Regione Piemonte Scarl, società veicolo creata da Coopsette. A coordinarla l’inchiesta è il pubblico ministero Francesco Saverio Pelosi. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda Carlo Savasta (all’epoca direttore dei lavori), Luigi Robino e Maria Luisa Tabasso (responsabili di procedimento fino al 2014), Luciano Cagnata (ex amministratore della ditta Monotile trading), Giancarlo Lui (direttore commerciale dell’azienda), Paolo Rosa (amministratore di Coopsette e procuratore di Torre Regione Piemonte Scarl), Carmelo Ballacchino e Francesco Dragone (rappresentanti fino al 2015 di Coopsette e Torre Piemonte Scarl). I reati contestati, a seconda delle singole posizioni, sono l’abuso in atti di ufficio, l’inadempimento contrattuale in pubbliche forniture, il peculato (che non è contestato a Lui e Cagnata) e il falso.
La richiesta di rinvio a giudizio è giunta a poca distanza dal ricorso in appello presentato dalla procura per un altro troncone dell’inchiesta, che riguardava la presunta corruzione legata all’assegnazione dell’appalto. Il primo grado era terminato infatti con l’assoluzione di tutti gli imputati. Ad essere chiamati in causa erano sempre pubblici funzionari e imprenditori con accuse che andavano dal falso all’abuso d’ufficio e alla corruzione. La procura aveva chiesto sei condanne, la più alta delle quali a 3 anni e 4 mesi. Tra gli imputati figurava anche l’ex presidente della Regione Ezio Enrietti, qui nella veste di imprenditore. —
Enrico Lorenzo Tidona
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