Droga e armi, tre ai domiciliari per uno c’è il divieto di dimora
Inchiesta “Fast Car”: dopo le perquisizioni, quattro dei 17 indagati sono comparsi davanti al gip per la convalida ieri mattina in tribunale
baiso
In tre sono finti agli arresti domiciliari, mentre a carico di un altro è scattato il divieto di dimora nel Comune di Reggio Emilia. Prime convalide dell’operazione dei carabinieri “Fast Car” nella quale, all’inizio della settimana, sono scattate perquisizioni a tappeto su tutto il territorio provinciale, nell’ambito di un’inchiesta per detenzione e spaccio di droga. Un’indagine partita lo scorso dicembre dai carabinieri di Castelnovo Monti e Reggio Emilia, che ha avuto un arresto a causa dell’emergenza Covid e che è ricominciata tre giorni fa, appunto, con le perquisizioni.
A tre dei 17 indagati i militari hanno trovato e sequestrato poco più di un centinaio di grammi di sostanza stupefacente, nel complesso, di diverso tipo, e a uno di loro è stato sequestrato un vecchio fucile del Ventennio, pare funzionante, corredato da un buono stock di cartucce di due diversi tipi. E sono proprio loro che ieri mattina sono comparsi davanti al gip per la convalida.
Si tratta di Giampaolo Palermo, 33 anni, e Maddalena Santoro, 39 anni, che i carabinieri hanno rintracciato in un bed & breakfast di Cadelbosco Sopra, e di Mauro Basile, 42 anni, perquisito invece nella sua casa di Reggio Emilia. Ai tre, tutti campani, difesi dall’avvocato Liborio Cataliotti, è stata trovata la droga. I primi due sono finiti ai domiciliari, mentre a carico di Basile è scattato il divieto di dimora.
L’arma invece è stata trovato nell’abitazione di Baiso di Mustafa Laaraj, marocchino, 44 anni, difeso dall’avvocato Mario Di Frenna. Anche per Laaraj la misura è stata quella degli arresti domiciliari. L’uomo si è giustificato sostenendo che proprio per la sua attività di sgombero cantine e soffitte è entrato in possesso di quella vecchia arma che ha portato a casa sua perché, impaurito, non sapeva come disfarsene. Avrebbe anche voluto denunciarla ma poi, alla fine, non l’ha fatto. Il giudice non ha ritenuto convincenti le giustificazioni dell’indagato e ha ordinato i domiciliari.
L’indagine riguarda un vasto giro di droga (da 10.000 euro al giorno) che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata acquistata da trafficanti del quartiere di Scampia a Napoli. —
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