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il caso 

«Mi scuso, ho vergogna per i maltrattamenti»

T.S.
«Mi scuso, ho vergogna per i maltrattamenti»

Allontanato dalla casa familiare, il muratore si pente in aula La moglie ritira la querela ma resta con la figlia lontano da lui

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REGGIO EMILIA

Nella delicata vicenda che vede un muratore 43enne accusato dalla moglie di maltrattamenti – caso raccontato nell’edizione di ieri dalla Gazzetta – c’è già stato anche un passaggio giudiziario successivo al provvedimento (l’allontanamento dalla casa familiare) preso di recente dal gip Dario De Luca.

Si allude all’interrogatorio di garanzia – come precisano i difensori Noris Bucchi e Luigi Scarcella – in cui il marito, scusandosi e vergognandosi per i suoi comportamenti, ha ammesso le forti frizioni con la moglie. Un pentimento che si accompagna anche ad una sottolineatura, cioè dal 2017 – come aveva promesso alla moglie – non si è più azzardato ad alzare le mani contro di lei, mentre negli ultimi tempi (specie durante l’isolamento per il Coronavirus) si è nuovamente lasciato andare a minacce ed offese, da qui la decisione della donna – in aprile – di andarsene in fretta e furia da quella casa con la figlia adolescente. Sempre secondo i difensori la situazione familiare si è ora tranquillizzata, in quanto la moglie – tutelata dall’avvocatessa Cecilia Soliani – ha ritirato la denuncia (comunque le indagini del pm Valentina Salvi proseguono d’ufficio), ma rimane con la figlia in una struttura della “Casa delle donne” dove si sente più al sicuro. Una sorta di riappacificazione che ha spinto i due difensori a presentare un’istanza al gip De Luca: chiedono la trasformazione della misura restrittiva in divieto di avvicinamento, affinché il 43enne possa rientrare nell’abitazione («Non sa dove andare» rimarcano i legali) e non avere più contatti diretti con la consorte per dimostrare di essere veramente pentito. Diversa la situazione con la figlia 15enne con cui il padre ha un bel rapporto, come ha confermato la moglie agli inquirenti. Su questa istanza difensiva relativa alla misura cautelare il giudice non ha ancora preso una decisione.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il 43enne per quasi quattro anni avrebbe vessato e picchiato ripetutamente la moglie. Schiaffi, calci e pugni che in due occasioni – nel giugno 2016 e nell’ottobre 2017 – hanno costretto la donna a farsi medicare al pronto soccorso. Veri e propri pestaggi, da qui l’applicazione delle disposizioni previste dal “Codice rosso”. La donna nei citati due casi più violenti, dopo essersene andata via di casa, avrebbe perdonato il marito manesco, dandogli un’altra opportunità. Un ritorno alla convivenza non più contrassegnato da altri pestaggi, ma il clima sarebbe rimasto pesante, con la moglie presa di mira con minacce, offese, limitazioni nel comunicare con i propri familiari. —

T.S.

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