Gazzetta di Reggio

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E pur di non contraddire Salvini, Vinci inventò una panzana sismica

Stefano Scansani
E pur di non contraddire Salvini, Vinci inventò una panzana sismica

Il deputato leghista, l’alta velocità, Reggio, Parma e un malaugurato terremoto 

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REGGIO EMILIA. Di cose geniali ne scrive e ne dice. L’ultima trovata vinciana è quella che riguarda la stazione Mediopadana. L’onorevole deputato leghista reggiano non ha chiesto alla ministra dei Trasporti se è vero che Parma pretende fermate di treni ad alta velocità a discapito nel nodo della città del Tricolore. Non ha chiesto se è vero che è già avviato uno studio di fattibilità della richiesta parmigiana per la sua stazione di Baganzola, a servizio delle Fiere. Non ha chiesto se il sindaco parmigiano Pizzarotti, il governatore regionale Bonaccini e la stessa ministra De Micheli siano convinti della funzione strategica in area vasta della Mediopadana e che cosa diavolo abbiano in testa.

La trovata vinciana (l’aggettivo non è riferibile a Leonardo, ma a Gianluca Vinci) pone invece al centro della sua interrogazione la sicurezza della struttura d’acciaio e vetro progettata da Santiago Calatrava, inaugurata nel 2013, oggi attraversata da 75 treni al giorno e raggiunta da un milione e mezzo di persone l’anno. L’onorevole deputato, già segretario emiliano della Lega e permanente-assente consigliere comunale, ricorda che nel giugno di due anni fa cascò una lastra di vetro dalla volta della stazione e per miracolo non furono coinvolte persone: domanda se da allora siano state fatte verifiche strutturali e quali ne siano gli esiti.

Allora, sveliamo l’ansia parlamentare di Vinci: teme un terremoto che squassi Mancasale e scombini il ricamo metallico di Calatrava a tal punto da sancirne l’abbandono. Da trasferirne le sue funzioni di fermata intermedia fra Milano e Bologna nella nuova stazione che Parma desidera. Il ragionamento dell’onorevole deputato è geofantastico, trenosismico, ma anche favolistico. Nell’infanzia deve averlo assai impressionato la storia dei Tre Porcellini e della tenuta statica delle loro altrettante casette di paglia la prima, di legno la seconda, di mattoni la terza…

La mia non è una libera interpretazione giornalistica, anzi, folklorica. Bensì la presa d’atto della spiegazione che lo stesso onorevole deputato fornisce circa la sua interrogazione e il proprio stato d’animo. Tale “interpretazione autentica” venne postata l’8 giugno da Vinci sul suo profilo Facebook. La riporto tale e quale in questa pagina, così sgombro i dubbi.

Il titolo imposto alla nota è molto serio, quasi scientifico: “Una mia breve analisi sul futuro della stazione Mediopadana”. Paventando un terremoto il rappresentante di Reggio e dei reggiani (sì, è deputato a rappresentarci tutti) annoda un ragionamento apocalittico: casca la lastra alla Mediopadana che forse non è sicura; a Parma fanno una stazione concorrente e cominciano a portarci via i treni; una scossettina comprova che la Mediopadana non è idonea e in un battibaleno Parma diventerà “the first”. Scusate la sintesi, ma questo è il Vinci-pensiero.

Vinci perciò ambirebbe a una struttura meno imponente? Meno vulnerabile ai sommovimenti tellurici? Non credo che Parma, se la Baganzola riuscirà a strappare qualche treno superveloce, progetterà una struttura in carta di riso, bambù e legno di balsa, leggera, elastica e bassa bassa. Il timore vinciano dovrebbe riguardare ad esempio anche la Centrale di Milano, Santa Maria Novella di Firenze o la Stazione Termini di Roma dove le coperture sono in vetro e l’acciaio è sovrano.

Le preoccupazioni dell’onorevole deputato leghista – è una mia opinione – in verità riguardano la struttura della sua poltrona. Deve stare molto, molto accorto su quel che spara, perché Salvini il 7 giugno aveva avvertito che la città ducale è degna dell’alta velocità: “Parma merita la fermata dell’alta velocità ferroviaria, che il centrosinistra decise di fare a Reggio Emilia per compiacere Romano Prodi. Alla Camera la Lega ha presentato un emendamento al Decreto rilancio per passare dalle parole ai fatti: sul territorio anche il Pd, la Regione e il sindaco Pizzarotti si sono finalmente convinti. Ci aspettiamo che il governo agisca di conseguenza”.

Così Salvini, le eventuali promesse elettorali del riconfermato Bonaccini, le trattative del sindaco Pizzarotti con il Pd, sembrano mettere in discussione gli assetti infrastrutturali dell’Emilia Romagna. Se stanno così le cose è bene che dicano chiaro e forte quello che hanno in mente di fare, l’oggetto delle promesse, le prospettive di Reggio e delle città vicine.

E così, ancora Salvini tifando Parma mette in difficoltà non Prodi Romano, ma il prode Vinci. Il quale non potendo difendere la sua stazione, la stazione di Reggio, non potendo contraddire il suo leader felpato, s’inventa il terremoto. Vinci, invece di difendere la maggiore struttura della mobilità nazionale e internazionale del suo territorio, la mette in dubbio. È una forma di svalutazione grave perché ingenera dubbi sulla sicurezza. È una maniera ingenua per sfuggire alle sue responsabilità di nostro rappresentante in Parlamento. Dica invece a Salvini che deraglia.

Vinci dequalifica l’eccellenza della sua città. Affida a un malaugurato evento sismico o al dubbio sull’antisismicità della Mediopadana la decisione sul primato ferroviario tra Reggio e Parma.

Cosicché la favola dei Tre Porcellini è superiore alla politica? Alla lungimiranza della politica? Quest’ultimo limite l’avevo intuito. Ma la panzana trenosismica a chi la dà a bere?

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