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Gli effetti della crisi 

L’appello della coop che impiega i disabili «Commesse in calo e rischio chiusura»

Roberto Fontanili
L’appello della coop che impiega i disabili «Commesse in calo e rischio chiusura»

Da 15 anni la cooperativa sociale Hesed di Reggio  offre occasioni di lavoro a persone con problemi psichici

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Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA

«Siamo una casa, una famiglia allargata prima ancora che una cooperativa». Barbara Ferrari 50 anni, presidente e factotum della cooperativa sociale Hesed di via Guicciardi 9 in città, dipinge così l’impresa sociale che da 15 anni promuove il recupero umano e professionale delle persone con problemi psichici attraverso quella che potremmo definire la «terapia della compagnia». Hesed è un termine ebraico con molti significati, ma tutti riconducono alla tenerezza, al rapporto tra padre e figlio e alla famiglia. Ed è il nome di una cooperativa all’antica, in cui il lavoro è il mezzo, non il fine. È una cooperativa che non ha nemmeno il sito web o la pagina Facebook, ma si affida nella ricerca del lavoro per i suoi “operai speciali” al passaparola. Verrebbe quasi da dire, ascoltando Barbara mentre racconta dei suoi ragazzi che vanno dai 18 ai 65 anni, che si affida alla provvidenza. Ma a volta quella da sola non basta.

L’EMERGENZA

Anche Hesed deve fare i conti con l’emergenza Covid e con le commesse che scarseggiano. Ed è più difficile tirare avanti e garantire alle 35 persone che quotidianamente la frequentano – tra soci, volontari e i “ragazzi” – che possano continuare il loro percorso di inclusione sociale.

«Siamo nati nel 2005 – spiega Barbara – dalla volontà di un gruppo di persone che hanno voluto provare a costruire un luogo in cui realizzare attività lavorative in un ambiente famigliare e accogliente, finalizzato alla qualificazione umana di persone, che a causa di disagi di varia natura, si trovano in condizioni di emarginazione sociale».

I PROGETTI

Quello che per molti è un lavoro per i ragazzi di Hesed invece è molto di più. È la loro vita. «Non abbiamo mai voluto perdere l’aspetto e la spirito di famiglia – spiega la presidente – dal cucinare in comune e al mangiare insieme. Molti dei nostri ragazzi vengono da strutture o sono soli e hanno una grande bisogno di una casa e di una famiglia. Ci siamo sempre mantenuti da soli grazie al lavoro fatto per conto terzi e grazie all’aiuto di nostri amici e benefattori ma adesso facciamo molta fatica».

LE COLLABORAZIONI

La cooperativa in questi anni ha collaborato con l’Ausl per lo sviluppo di progetti per l’inserimento di persone e, aggiunge Barbara, «abbiamo un legame forte con le associazioni Sostegno & Zucchero e Sentiero Facile e collaboriamo con il Polo Est dei Servizi sociali, ma la bellezza della nostra cooperativa in cui siamo tutti uguali dove non ci sono educatori né capi, ci taglia un po’ fuori dai bandi pubblici. Noi siamo solo degli esperti per esperienza».

Poi il Covid ha cambiato la vita della cooperativa. A partire da far comprendere ai ragazzi che dovevano stare a casa, dalla necessità di mantenere il distanziamento e al non poter venire in sede. È cambiato tutto. È il lavoro che scarseggia, ribadisce Barbara, spiegando che «i ragazzi fanno lavori di piccolo assemblaggio meccanico, rifinitura di materia plastiche, imbustamento, etichettatura, controllo e confezionamento di prodotti. Come con il gruppo Ceramiche Iris per il quale imbustiamo le mascherine utilizzate dai dipendenti. In questi anni tante aziende ci hanno aiutato come Ennedi, Emak, Tedeschi Gomma, Laumas di Montechiarugolo e la famiglia Burani di Scandiano, proprietari della ceramica Arpa, che ci è sempre molto vicina. Il figlio Cristiano che si occupa di moda, ha fatto delle mascherine il cui ricavato è andato alla nostra cooperativa».

E conclude: «I nostri ragazzi sono bravi, ma possono fare lavori semplici. Sono tutti seguiti dai servizi sociali e dal centro di salute mentale e il mondo per loro va troppo forte. Anche per me in verità. Ma vogliamo andare avanti e abbiamo bisogno di aziende che collaborino con noi. Noi garantiamo sempre il massimo impegno e la massima puntualità». Lo dice mentre, alle 20 passate, è ancora in sede per finire una commessa che deve essere spedita subito. «Perché i ragazzi possono stancarsi, ma i contratti si rispettano». E per Hesed il tempo per continuare ad esistere ormai stringe. —

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