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la sentenza 

Nozze trascritte e poi cancellate La Corte Europea sta con la coppia

Martina Riccò

Conchita Nicolao e Maria Emanuela Lanzerotti esultano: «Un sano e giusto riconoscimento di diritti»

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REGGIO EMILIA

Conchita Nicolao ha vinto: la Corte Europea dei diritti dell’uomo si è espressa contro lo Stato italiano, che nel 2015 aveva annullato la trascrizione del suo matrimonio. Una vittoria dal sapore amaro, però, perché se è vero che «i giudici della Corte hanno accertato la violazione degli articoli 8 e 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la violazione del diritto fondamentale al rispetto della vita privata e familiare e la discriminazione perpetrata dallo Stato Italiano», è pur vero che Conchita e Maria Emanuela Lanzerotti, sua moglie dal 2013, quando l’ha sposata in Portogallo, in Italia restano “incastrate” in un’unione civile. Che, per Conchita, nulla ha a che vedere con il matrimonio.

LA STORIA

Conchita Nicolao e Maria Emanuela Lanzerotti si sposano a Faro, in Portogallo, nel 2013. Da quel giorno si battono per far trascrivere l’atto nei registri di stato civile del Comune di residenza, Reggio Emilia, interpellando anche la Corte Europea dei diritti dell’uomo. «Sapevo del divieto alla trascrizione – racconta Conchita – perché “contraria all’ordine pubblico”, come da decreto del presidente della Repubblica 396/2000. Sapevo che la trascrizione non avrebbe prodotto effetti giuridici. Non avendo natura costitutiva, il mio status coniugio ne risultava invalidato. Con la prima richiesta, arrivò il primo diniego. Ma seguirono altre richieste». Conchita e Maria Emanuela non si muovono da sole: con loro ci sono Arcigay e soprattutto 1.500 persone che hanno firmato perché le due potessero vedere riconosciuto anche in Italia il loro matrimonio. Il 25 marzo del 2015 il sindaco Luca Vecchi, come avvenuto in altre città italiane, trascrive l’atto. «La trascrizione assumeva allora forte valenza simbolica – ricorda Conchita – un messaggio politico di democrazia e riformismo contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale».

Dopo i festeggiamenti, le foto, i titoli sul giornale, però, è arrivata la doccia fredda. «Con circolare ministeriale – racconta Conchita – veniva ordinato ai prefetti di provvedere alla repentina cancellazione di tali trascrizioni in caso di inerzia da parte dei sindaci. Molti ubbidirono». Così l’allora prefetto Raffaele Ruberto. «Il 28 aprile 2015 – quasi un mese dopo il matrimonio in municipio – mi veniva notificata la cancellazione della trascrizione del mio atto matrimoniale. Atto grave ed arbitrario – sottolinea Conchita – proprio perché immediatamente successivo all’ennesimo pronunciamento da parte del Tar che confermava l’illegittimità della circolare del ministro Alfano (che allora era ministro dell’Interno, ndr)». Senza flash, passerelle, titoli sui giornali, discorsi roboanti, Conchita e Maria Emanuela sono di nuove sole davanti all’ingiustizia.

IL LIETO FINE

Proprio in questi giorni, la Corte Europea dei diritti dell’uomo si è espressa dando loro ragione. «Si chiedeva alla Cedu – racconta Conchita – di esprimere un parere in merito al rifiuto da parte del Governo italiano a registrare il matrimonio contratto all’estero e la mancanza di riconoscimento legale del rapporto coniugale. I giudici della Corte hanno accertato la violazione degli articoli 8 e 12 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la violazione del diritto fondamentale al rispetto della vita privata e familiare e la discriminazione perpetrata dallo Stato italiano». Stato che, ora, dovrà risarcire Conchita «a ristoro del danno morale patito in conseguenza della violazione». Circa diecimila euro che «rappresentano un sano e giusto riconoscimento di diritti egualitari», esulta Conchita perché «intolleranza e discriminazioni non sono il risultato di un vuoto normativo. Le leggi ci sono, basta applicarle ma, soprattutto, applicarle nel giusto modo. Intolleranza e discriminazioni sono piuttosto sintomo di un vuoto culturale, di una pochezza di contenuti etici e morali, dell’assenza di modelli valoriali, di una visione provinciale e miope della società».

E per quanto riguarda il risarcimento, conclude, «il risvolto economico della questione non mi interessa: la cifra ricevuta sarà devoluta in beneficenza ad organizzazioni no profit impegnate nella tutela di gatti e cani randagi. Servirà per acquistare coperte, cibo, assicurare cure». —





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