Gazzetta di Reggio

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il processo , tentata estorsione 

Vuole 50 euro per ridare il cellulare rubato Condannato un 26enne

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REGGIO EMILIA

Davanti al gup Luca Ramponi l’ennesima storia di degrado sullo sfondo dell’area della stazione, nello specifico il piazzale Europa.

Come imputato c’è il gambiano 26enne Lamin Keyabou, finito nei guai con altri tre connazionali per il pestaggio – nella notte del 19 giugno 2018 – di due nigeriani all’interno delle ex Officine Reggiane, ma di recente ritenuto in tribunale figura secondaria di quella vicenda (per lui erano stati chiesti dalla Procura dieci anni di reclusione, invece è stato condannato “solo” a un anno e tre mesi di carcere).

Keyabou è tuttora in cella perché deve espiare precedenti condanne per spaccio di droga e ora affronta un processo per tentata estorsione. Collegato in videoconferenza dal carcere, il giovane gambiano si è difeso a spada tratta, dicendo di non c’entrare nulla con quanto gli viene contestato.

Per la polizia, invece, nel giugno di due anni fa ha prima rubato il telefonino (mai trovato, però, ndr) ad un nigeriano, per poi chiedergli 50 euro per la restituzione del cellulare, minacciandolo con un collo di bottiglia perché all’appuntamento fissato il derubato si era presentato senza i quattrini.

L’imputato – difeso dall’avvocatessa Jenny Loforese (studio legale Bucchi) – dice che l’alterco aveva avuto altre ragioni, cioè una cessione di droga non pagata. Chiede durante le “spontanee dichiarazioni” che vengano visionati i filmati e vi sarebbe anche un testimone a suo favore, ma nonostante le ricerche fatte dal suo legale questa persona non si trova. Un rintraccio ovviamente non facile, perché stiamo parlando di persone che vivono senza fissa dimora, autentici “fantasmi” che popolano i capannoni abbandonati delle ex Reggiane e la zona della stazione ferroviaria dove sullo spaccio di stupefacenti campano in tanti.

Per gli inquirenti la tentata estorsione è provata, da qui la richiesta – da parte del pm Valentina Salvi – di una condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione. Di diverso avviso l’avvocatessa Loforese che sulla scia delle parole del suo assistito, chiede l’assoluzione, rimarcando come le cose siano andate differentemente da come le ha ricostruite la polizia.

Da una breve camera di consiglio il gup Ramponi è uscito con una sentenza di condanna per il gambiano: due anni di reclusione. —

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